Sing Street

Sing Street racconta l’ennesima storia di gente che vuole fuggire dal paesino per inseguire i propri sogni, di irlandesi che sognano la terra promessa, di giovani che trovano modi per nascondersi dalla malinconica realtà di tutti i giorni. Non racconta, insomma, nulla di particolarmente nuovo, e lo fa abbandonandosi alla nostalgia, al potere trascinante della musica, alla messa in scena cinematografica del processo creativo, alla tenerezza delle amicizie che nascono da ragazzini, dei primi amori, del rapporto fortissimo tra fratelli, delle difficoltà nel sopportare una famiglia che sta andando a rotoli. Tutti argomenti dalla lacrima e dal sorriso facili, ma che non è necessariamente facile trattare nella maniera giusta. E lì, infatti, sta la chiave, perché ancora una volta John Carney dimostra di essere non solo un regista bravissimo a mescolare musica (come al solito scritta da lui) e cinema, ma anche un fantastico autore di commedie sentimentali semplici, efficaci, trascinanti, a cui è facile abbandonarsi.

Carney prende una struttura classica e un’ambientazione da commedia giovanile anni ’80, ma ribalta la situazione tipica di partenza, proponendo un ragazzino innamorato di una ragazza più grande, sicura di sé e apparentemente fuori portata. Da lì nasce la storia di chi decide di formare una band solo in nome delle sue speranze di conquista e scopre invece una passione per la musica fino a quel momento presente ma mai davvero sbocciata, creandosi un mondo tutto suo tramite cui crescere, vivere l’amicizia e nascondersi dalla vita reale a cui sembra non poter fuggire. E tutto viene messo in scena con il solito tocco delicato, carico di umorismo, malinconico e potente di Carney, per il quale cinema e musica, forse, non sono due elementi da fondere, ma proprio un corpo unico.

Sing Street è una commedia deliziosa, fiera del proprio taglio buffo, malinconico, nostalgico, anche un po’ scemotto, sempre sincero e trascinante. Ha momenti di cinema deliziosi, che raccontano la forza della musica, della passione, del processo creativo, della speranza. I passaggi in cui i ragazzi compongono e suonano la loro manciata di canzoni mescolano reale e fantastico in una maniera esaltante, unendo esibizioni, videoclip fatti in casa e sogni in un frullato di malinconica realtà e immaginazione sparata a mille, dando vita ad alcune fra le sequenze più belle del film. Ma Carney trova momenti meravigliosi anche negli attimi più semplici, fatti di sguardi silenziosi e semplici conversazioni, costruendo un film deliziosamente irresistibile, che affoga nelle risate l’amarezza in cui vivono i suoi personaggi e tratta con rispetto e affetto la forza straziante con cui gli adolescenti affrontano la vita. Insomma, Sing Street è davvero adorabile.

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