Jack Reacher: Punto di non ritorno

Quattro anni fa, il primo Jack Reacher non lasciò esattamente tutti estasiati o preda dell’amore e sicuramente aveva i suoi limiti, ma sembrò comunque poter porre le basi per un’altra bella serie di film in cui Tom Cruise avrebbe avuto modo di lanciarsi in stunt improbabili per gli anni che si porta, nella malcelata speranza di non arrivare vivo alla pensione. Se lo chiedete a me, non funzionava fino in fondo, anche per colpa di un Cruise forse non adattissimo al ruolo, pur al di là delle differenze fisiche rispetto al personaggio originale, ma era un film per molti versi delizioso, con tre o quattro scene stupende e soprattutto una personalità fortissima, quel tono da thriller di una volta come non ne fanno più. E il seguito, invece, come lo inquadriamo?

Beh, la buona notizia è che Tom Cruise gira meglio, forse più a suo agio in un personaggio dal tiro lievemente diverso, agevolato da una sceneggiatura che gli regala un Reacher più intrigante e vicino a quello dei libri, nel suo essere così tosto, ruvido, vecchiardo. Poi, certo, continua ad essere alto e grosso la metà del dovuto, ma insomma, su quel fronte ormai è andata. Il problema è che le buone notizie finiscono lì. Punto di non ritorno, pur essendo basato su un mistero onestamente meno intrigante e coinvolgente rispetto a quello del cecchino misterioso visto nel primo film, avrebbe comunque le basi per una storia coinvolgente sul piano emotivo, grazie al modo in cui proprio quel personaggio apparentemente più stanco e riflessivo va a rapportarsi con le due figure femminili interpretate da Cobie Smulders e Danika Yarosh. Il problema è che viene gestito tutto in maniera frettolosa, impacciata e casinista, là dove sarebbe stato invece perfetto il ritorno dell’approccio compassato e riflessivo del primo film.

La tensione sta a zero, i rapporti fra i personaggi sono raccontati malissimo e senza mai dedicar loro i tempi giusti, il crollo di personalità degli antagonisti rispetto a quelli del primo film è abissale, l’azione ha qualche bello spunto (la sparatoria al molo, la scazzottata da storditi) ma non convince mai fino in fondo e ci sono perfino soluzioni discutibili di montaggio, con una raffica talmente insistita di stacchi su Cruise e Smulders in corsa da far venire in mente certe compilation di YouTube sulle sgroppate del caro Tom. Troppo sfilacciata la sceneggiatura e, probabilmente, non all’altezza di metterci una pezza Edward Zwick, che anzi ha la colpa di gestire molto male i momenti intimi fra i tre protagonisti, fallendo proprio lì dove avrebbe dovuto dare quel pizzico di personalità in più al film. Insomma, Jack Reacher: Punto di non ritorno è un thriller d’azione appena più che mediocre, poco interessante e privo di personalità, molto lontano dai livelli a cui gli ultimi anni di Tom Cruise ci hanno abituato.

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