Morgan

Morgan segna l’esordio di Luke Scott, arrivato da una gavetta da assistente e seconda unità anche sui set del padre, che di nome fa Ridley, qui per altro presente in veste di produttore. Sperare in un esordio paragonabile ai primi passi di papà era forse troppo, ma qui siamo proprio a galassie di distanza e dei film di babbo Ridley si ritrova al massimo qualche omaggio, qualche tentativo maldestro di replicare lampi di stile e tematiche. Morgan è un brutto horror/action di serie B, che parte da un soggetto non particolarmente originale, avrebbe comunque il potenziale per diventare una specie di versione più viscerale, emotiva e sentimentale di Ex Machina ma riesce solo a diventare una scemenza neanche troppo divertente.

Il materiale, ribadisco, ci sarebbe anche: un esperimento di laboratorio nella creazione di un essere vivente semi-artificiale, una ragazza adulta nelle fattezze ma bimba nella sostanza, cui è stato dato il potere del pensiero, del sentimento, della coscienza, nella speranza di renderla controllabile e portata a farsi educare; un cast valido, con svariati ottimi attori nei ruoli di contorno, Kate Mara nella sua solita parte da faccia da schiaffi, la notevole Anya Taylor-Joy di The Witch a indossare il trucco un po’ pacchiano dell’artificiale Morgan che dà il titolo al film; la voglia di affrontare la cosa con tono leggero, ma intenso, scivolando nel genere più puro e tirando fuori un film dai temi profondi e dagli sviluppi eccitanti. Peccato che venga gestito tutto in maniera esageratamente impacciata.

La prima parte, quella più dedicata all’approfondimento del racconto e dei personaggi, è sicuramente la più interessante, ma risulta affrettata, priva di reale approfondimento, tirata via per lasciar spazio all’azione in arrivo. E ci potrebbe anche stare in un’ottica da serie B, se non fosse che proprio lì, quando dovrebbe esplodere la tensione, il film si sgonfia, scivolando prima verso i classici e stra-prevedibili sviluppi da horror in cui resta solo da capire chi sarà l’ultimo a lasciarci le penne e poi sterzando ulteriormente verso una deriva action ridicola e impacciatissima nella messa in scena. Aggiungiamoci tutti i cliché possibili, fra comportamenti senza senso dei personaggi, svolte narrative insensate e voragini logiche, e abbiamo fatto la frittata. Il vero problema di Morgan non è il suo essere brutto, è il suo non avere un singolo aspetto veramente riuscito che ti permetta di guardare il bicchiere mezzo pieno. E a quel punto pensi solo al potenziale sprecato.

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