Ben-Hur

Lo sapete, vero, qual è il problema di tutti ‘sti remake moderni mediocri? È che non hanno senso! Ma non perché non abbia senso rifare un vecchio film: quella, di suo, non è un’operazione necessariamente sbagliata e ci ha regalato alcuni capolavori che conoscete benissimo e non starò a menzionare, oltre a qualche filmetto piuttosto riuscito. Non hanno senso perché giocano al ribasso. Prendono film che hanno fatto la storia (anche) grazie a cast eccellenti, ad attori dal carisma fuori misura, a registi dalla personalità infinita, e li mettono in mano a mestieranti senz’arte né parte, li affidano ad attori di poco conto, li condannano alla mediocrità. E poi, sì, certo, nei rari casi in cui prendono registi teoricamente promettenti, li seppelliscono tagliando loro le gambe a livello creativo. È soprattutto questo che fa incazzare, specie poi se pensi a quei due o tre capolavori di remake a cui accennavo prima e che no, non ho intenzione di menzionare.

Chiaramente, è questo il caso anche di Ben Hur, ennesimo remake mediocre e senza nerbo, vittima di un cast che offre: il nulla cosmico di un Jack Huston che, nonostante, le similitudini anagrafiche, ha meno carisma dei tarzanelli di Charlton Heston; la personalità smorzata dal typecasting hollywoodiano di Toby Kebbell, che sarebbe anche un attore interessante, se non si fosse ritrovato a recitare sempre gli stessi non ruoli; la solita interpretazione col pilota automatico di Morgan Freeman; un attore brasiliano nel ruolo di Gesù Cristo. Aggiungiamoci che hanno preso per la regia Timur Bekmambetov, uno bravo solo a dirigere film d’azione esagerati e costantemente sopra le righe, e l’hanno messo a fare quello contenuto che non svirgola di un millimetro nel riprendere la corsa delle bighe. Risultato: inutilità vera.

A questo punto si potrebbe far presente che Ben-Hur non è necessariamente un remake ma l’ennesimo adattamento del romanzo di Lew Wallace (senza tirare in mezzo il teatro, si contano un cortometraggio, due film precedenti a questo, un film d’animazione e una miniserie televisiva), ma è evidente che nell’immaginario collettivo rimane scolpita la versione di William Wyler di fine anni Cinquanta. E, beh, certo, questo nuovo Ben-Hur è sicuramente più moderno e asciutto (un paio d’ore di durata contro quasi quattro), ma alle voci “carisma” e “fisicità dell’azione nel macello finale” esce con le ossa rotte. Il povero Bekmambetov, di suo, ci mette una bella sequenza marina interamente messa in scena dalla stiva, mostrando solo lampi di quel che accade fuori, ma per il resto siamo e rimaniamo nel reame della mediocrità. Non c’è neanche molto da analizzare, è il compitino fatto con buona disposizione di mezzi, realizzazione dignitosa, senza pasticciare troppo ma senza metterci nulla che renda il film davvero meritevole.

E alla fine, l’unica cosa che mi è rimasta in testa dopo la visione, al di là appunto di quella sequenza marina, è la maniera buffissima in cui sono state gestite le caratterizzazioni dei personaggi principali. Suppongo che la cosa nasca da un tentativo di rendere tutto più sfumato, meno manicheo, proponendo un protagonista dalla natura complessa e un antagonista umano. Il problema è che ne viene fuori il ritratto di un Ben-Hur completamente cretino e caratterialmente intollerabile, non solo nella parte iniziale del film, ma anche poi quando dovrebbe essere impegnato nel suo viaggio di redenzione. Si comporta sempre e costantemente in una maniera ingiustificabile, rovinando la vita di tutti quelli che conosce, e ci viene lo stesso venduto come eroe. Nel frattempo, l’antagonista è una persona con cui risulta facile empatizzare, perché nonostante alcune decisioni discutibili, ne esce come un uomo emotivo e vittima di situazioni impossibili. Sulla carta, sarebbe anche un modo interessante di tratteggiare le vicende, ma nella pratica, vista l’esilità e la maniera goffa in cui tutto è stato scritto, ti ritrovi a seguire le vicende eroiche di un personaggio indifendibile e a tifare per il cattivo destinato alla sconfitta. Bene così.

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3 pensieri su “Ben-Hur”

  1. Qualche anno fa ho visto la versione di Fred Niblo (1925, b/n, muto): mi aspettavo di crollare svenuto e invece mi è parso nel complesso un film godibile, a tratti clamoroso, inferiore di non moltissimo alla versione technicolor di Wyler (che rimane eccezionale). La scena delle bighe era già girata in modo spettacolare quasi cent’anni fa. Pare che anche le riduzioni teatrali del romanzo di Wallace fossero particolarmente curate negli effetti scenici, e di grande successo di pubblico. Insomma, per floppare usando un simile materiale bisognava mettersi d’impegno, ma ci sono riusciti.

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