Blair Witch

Io suppongo che Adam Wingard e Simon Barrett siano dei grossi, grossissimi fan di The Blair Witch Project, altrimenti non si spiega. Come fai, arrivando da due gioielli di creatività, due espressioni di gran talento o comunque – banalmente – due robe dalla forte personalità come You’re NextThe Guest, a volerti infilare nel remake/seguito/reboot di quel film lì? Diciassette anni dopo? Con almeno dieci anni di ritardo rispetto a quando avrebbe forse davvero avuto senso farlo? Lo fai perché sei un fan e l’occasione di divertirti con quel materiale ti sembra troppo grossa, suppongo. Magari anche perché vuoi misurarti con il filone del found footage, anche se, ehi, pure per fare quello che vuole misurarsi col filone del found footage il tempo mi sembra onestamente essere scaduto. Insomma, io voglio crederci, che ci fossero davvero dell’estro creativo e un senso, dietro a questa decisione. Però si fa fatica. Specie quando poi vai a vedere che i loro prossimi due film sono l’adattamento di Death Note (già in postproduzione) e il remake di I Saw the Devil. Oh, magari saranno bellissimi, però, che ci posso fare, a me un po’ dispiace. Ma sto divagando.

Blair Witch nasce da una manovra produttiva abbastanza lontana da quella originale. Là fu un esperimento da budget micronico che non inventò un genere ma lo lanciò, esplodendo grazie a una manovra di marketing eccellente, piuttosto avanti rispetto ai tempi, e diventando uno fra i successi indipendenti più clamorosi della storia. Qui abbiamo una lavorazione sicuramente più solida sul piano del budget, camuffata a lungo sotto il finto titolo The Woods e gestita con una manovra di marketing di ben più basso profilo, per giungere a un film che a livello creativo è un’operazione ben più sterile. Al di là del fatto che un successo anche solo vagamente paragonabile a quello dell’epoca, oggi, è impossibile. Ma poco importa: hanno girato un vero nuovo Blair Witch, facendo finta di niente riguardo al bruttarello seguito del 2000 e tornando a giocarsela col found footage. Cosa che da un lato ha senso, per coerenza e perché in fondo, quasi vent’anni dopo, puoi raccontare bene o male la stessa storia giocandola con tecniche e tecnologie lontane anni luce, tanto a livello di confezione quanto a livello narrativo. Il problema è che nel frattempo ci sono stati i duecentomila film nati sull’onda di quel primo episodio.

E in fondo il dramma di Blair Witch sta tutto lì. Wingard e Barrett sono bravi e non hanno certo smesso di esserlo qui. Anzi, pur nel loro seguire binari abbastanza precotti e inevitabili, mostrano lo spirito di chi vuole inventarsi qualcosina, giocare in maniera divertente nel riallacciarsi al primo film o quantomeno tirar fuori un paio di pezzi di bravura, con almeno due o tre sequenze riuscitissime. Quel che devono fare lo fanno bene, per esempio mettendo ancora una volta a frutto il loro talento nel gestire tutta la parte di preparazione, caratterizzando in maniera interessante i rapporti fra i vari personaggi nonostante il fatto che, come da tradizione, il più simpatico vorresti menarlo dopo cinque minuti. E per il resto il film funziona abbastanza, gioca sul non mostrare una fava come l’originale e lo fa bene, sbarellando forse un po’ solo sul finale, quando cede alla tentazione di far vedere più del dovuto. Ma, di nuovo, è un film ben confezionato, che si gioca le idee giuste sul piano visivo e si appoggia soprattutto su un gran lavoro di montaggio.

Il problema, dicevo, è che siamo nel 2016. E nel 2016, onestamente, chi se ne frega ormai più di Blair Witch. Ma non è solo quello, c’è anche il fatto che lo stesso genere lanciato da Blair Witch ha rotto le palle. Le ha rotte relativamente, forse, considerando che di found footage continuano a uscirne, ma di certo sembra aver esaurito quel che aveva da dire. E in questo senso, Blair Witch non dice proprio nulla di nuovo. Fa quasi tutto bene, fa tante cose, le mescola con gusto dignitoso, tecnica pulita e i due o tre pezzi di bravura di cui sopra, ma non ne fa mezza che non si sia vista in una forma o nell’altra nei duecentomila figli della strega di Blair. Poi, certo, qui quelle stesse cose sono fatte molto meglio che nella stragrande maggioranza di quei figli, ma… non so, che dobbiamo dire, OK, bravo Adam, pacca sulla spalla, hai fatto un found footage decente e migliore rispetto a decine di film orrendi. Bravo. Pat pat.

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