Hell or High Water

Hell or High Water è il nuovo film di David Mackenzie, regista inglese in attività da oltre due decenni e che un paio d’anni fa ha sostanzialmente lanciato la carriera internazionale di Jack O’Connell con l’ottimo Starred Up. Ma è anche il secondo lavoro da sceneggiatore di Taylor Sheridan, attore pure lui attivo da metà anni Novanta che si è improvvisamente rilanciato come autore firmando Sicario, ha già scritto e diretto il suo esordio da regista (Wind River, arriva l’anno prossimo) e ha in produzione Soldado, pseudo seguito di Sicario che farà esordire il nostro Stefano Sollima a Hollywood. Aggiungiamoci Jeff Bridges versione texas ranger ruvido e polveroso che si mastica le parole mentre battibecca col suo partner Gil Birmingham e un Chris Pine e un Ben Foster in formissima come protagonisti e ci sono tutti gli ingredienti per aspettarsi la bomba che in effetti questa specie di western/poliziesco/noir/heist movie è.

Al centro delle vicende ci sono due fratelli impegnati in una serie di rapine ai danni di piccole filiali locali di una banca texana. Uno (Ben Foster) ha un lungo passato da criminale alle spalle, l’altro (Chris Pine) non si sa bene perché si sia fatto coinvolgere in faccende del genere, entrambi hanno dei baffoni splendidi, regalano interpretazioni eccellenti e ostentano accenti texani ai limiti del comprensibile. Lo scenario è quello della provincia americana massacrata dalla crisi economica, che avvolge un po’ tutto quanto viene detto e fatto da gran parte dei personaggi, anche secondari, e ne viene fuori un film per molti versi straclassico e pieno di piccoli cliché (chiaramente Bridges è all’ultimo caso prima della pensione). A fare la differenza, però, come sempre, è il modo in cui quei cliché vengono ribaltati e spinti in direzioni storte, se non direttamente opposte.

Poi, certo, non è solo quello a fare la differenza. C’è il tono malinconico centrato a meraviglia, c’è la bravura con cui MacKenzie lavora sui fantastici paesaggi texani senza ridurli a cartolina, dando loro una gran forza emotiva, c’è la colonna sonora opprimente di Nick Cave e Warren Ellis, c’è l’attenzione a piccoli dettagli che raccontano un mondo sfatto e logorato dal moderno che avanza, c’è un generale senso di umorismo nero e leggiadra tragicità. Il cast, poi, è fenomenale. Chris Pine è un cowboy abbattuto dalla vita e sepolto dalla polvere, bravo come forse non ci si aspetterebbe da lui; Ben Foster è il matto di turno, un matto sofferente, malinconico, adorabile; Jeff Bridges è in modalità vecchio scorreggione sarcastico, ma ci infila una patina di fragilità e un taglio umano efficacissimi, che rimbalzano a meraviglia sulla placida rassegnazione di Gil Birmingham. L’intesa tra le due coppie di attori è fenomenale, la scrittura dei dialoghi è brillantissima, il film è una bomba.

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