The Witch

The Witch (o THE VVITCH se siete fra quelli che ci tengono a queste cose) è un altro esponente di un periodo che, da due o tre anni a questa parte, sta dando parecchie soddisfazioni a chi ama il cinema horror. E quest’estate, poi, complici le scelte distributive nostrane, che hanno “tardato” A Girl Walks Home Alone at NightIt Follows, nei cinema Italiani sta andando anche meglio del dovuto. Ma qui si raggiunge forse l’apice, quantomeno per chi non si fa indisporre dai noto filone “non succede nulla dall’inizio alla fine” o da quel tono un po’ presuntuoso di chi sa di stare giocando alto con temi, linguaggio e scelte registiche ma non se ne vergogna per nulla, forte dell’arroganza che è figlia della padronanza. Insomma, se non avete paura di questa potenza, fatevi avanti e non state neppure a leggere quel che ho scritto sotto. Al limite tornate dopo.

Tra l’altro, se andate a vedervelo al cinema in Italia, vi risulterà comunque più semplice che a me, infilatomi in una sala di San Francisco per spararmi il film sapendone solo che se ne parlava bene. Fra le caratteristiche principali di The Witch, infatti, c’è la ricerca dell’accuratezza storica più profonda possibile in termini di usi, costumi, immaginario, ambientazioni, caratterizzazione, scenografie (con tanto di fotografia a lume di candela), recupero di informazioni e fatti dai resoconti dell’epoca e ovviamente linguaggio utilizzato dai personaggi. Il che si traduce in un film nel quale tutti parlano con accento e lingua dell’epoca, risultando abbastanza tosti da cogliere nelle sfumature. Insomma, se guardi The Witch in lingua originale devi stare bello concentrato. Probabilmente anche se sei madrelingua. Ma d’altra parte suppongo che chi mi legge oggi abbia atteso di guardarselo in italiano, quindi bene così: vi perdete un bel pezzo del fascino originale, ma quantomeno non vi perdete i pezzi.

Il film, comunque, racconta di una famiglia di coloni residenti in New England nel diciassettesimo secolo, vittima del carattere e delle decisioni discutibili prese dal padre di turno, che sceglie di condannare se stesso e i suoi all’esilio nella foresta pur di non piegarsi alle imposizioni religiose della comunità locale. Il problema è che, ovviamente, la foresta è pregna di brutti presagi, il folklore non è dei più tranquillizzanti e nella simpatica famigliola trovano posto una giovane alle prese con la post-pubertà, un giovine alle prese con la pre-pubertà, due bimbetti dagli sguardi inquietanti, una capra, un coniglio e un poppante che ha la tendenza a scomparire. La ricetta non è delle migliori, soprattutto considerando che stiamo parlando di cinema horror, ed Eggers ci costruisce attorno un crescendo di ansia, tensione, non detto e men che meno mostrato che gioca dall’inizio alla fine sullo straniamento, il dubbio, la paranoia, l’incertezza fra sovrannaturale e autoconvincimento da superstizione. Ne viene fuori un film strepitoso per cura visiva, gestione dei tempi, crescendo paranoico, capacità di creare tensione giocando sulla pura normalità, voglia di dire e fare cose tutto sommato fresche partendo da spunti che raramente sono stati trattati con questo rispetto e questa forza. Insomma, The Witch è un filmone.

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