La notte del giudizio – Election Year

Nel suo piccolo e con tutti i suoi limiti, La notte del giudizio è una serie riuscita e interessante, che punta tutto sul genere sfrenato (una contaminazione fra horror e action dagli equilibri in costante movimento) ma non rinuncia a iniettare un sottotesto politico e sociale semplice, diretto, tutto sommato efficace. Dopo l’esordio piccolo piccolo a base di home invasion e un secondo episodio più ambizioso, che spostava l’azione sulle strade e mostrava la “purga” in maniera più convinta, alla terza uscita comincia a diventare un po’ difficile mantenere il senso di freschezza e infatti con Election Year, a tratti, la serie inizia a mostrare un po’ la corda. James DeMonaco, però, ci crede ancora fortissimo e riesce a dare al film una sua personalità convinta e una natura forse ancora più ambiziosa.

La storia vede il ritorno di un sopravvissuto dal precedente episodio (il duro Frank Grillo, qui impiegato come guardia del corpo di una senatrice che mira alla presidenza per porre fine agli orrori) e per il resto un cast tutto nuovo, col solito gruppetto di “eroi” e la solita orda di assassini schizoidi. La formula non cambia particolarmente rispetto ai due film precedenti: diventa evidente abbastanza in fretta quale sarà l’unico dei protagonisti a lasciarci le penne, il vero pericolo arriva più dalle persone di cui ci si dovrebbe poter fidare e dalla classe abbiente che dai pazzi sparsi per le strade (comunque pericolosi, intendiamoci) e la morale di fondo vede la contrapposizione fra classe dominante infame e poveracci vittime, con però chiunque, in ogni dove, sempre pronto a trasformarsi in carnefice se si presenta l’occasione. Perché, suvvia, sotto sotto siamo tutti delle merde. Le novità stanno in una rinnovata ambizione sul fronte della messa in scena e nel desiderio di spingere ancora più forte sulla critica sociale e politica di grana grossa.

Da un lato, infatti, l’elemento horror di quello che è e rimane sostanzialmente un film d’azione parte qui ancora più per la tangente, con la purga ormai diventata evento annuale di culto e bande di folli sempre più organizzati, con strumenti di morte e divise assurde che danno vita a sequenze piuttosto evocative. E più in generale è proprio il contesto ad essersi sviluppato e a mostrare come la tradizione della purga sia cresciuta nel tempo, spingendo persone a remare contro, fra ribelli che lottano contro il sistema e medici che girano in ambulanze corazzate per dare una mano, ma anche generando perfino un florido turismo internazionale, con persone che arrivano da ogni angolo del globo per godersi questa nuova meraviglia a stelle e strisce. E qui chiaramente si sconfina nell’altro aspetto, quello della satira che nella serie non è mai mancata e che nel terzo episodio, giocando anche sul parallelo con le elezioni presidenziali statunitensi “vere”, spinge ancora più forte. Poi, certo, rimane una critica semplice, diretta e de panza, non ci si può aspettare chissà quale profondità, ma rimane anche un elemento che continua a donare a La notte del giudizio una personalità tutta sua e un taglio più interessante rispetto a tanto altro horror seriale. E per l’eventuale quarto episodio mi gioco un euro che la buttano sulla Guerra Civile.

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