Independence Day – Rigenerazione

Realizzare un seguito di Independence Day che abbia senso, vent’anni dopo l’originale, è impresa non da poco, fosse anche solo perché è evidente che il film non potrà avere l’impatto visivo, iconografico, banalmente grosso che ci fu nel 1996. E infatti, Independence Day – Rigenerazione quell’impatto non ce l’ha, nonostante sia effettivamente tutto più grosso e nonostante il fatto che se Emmerich ha una singola dote è quella di saper far diventare tutto enorme, anche un film teoricamente basato su Dolph Lundgren e Jean-Claude Van Damme che si tirano calci volanti. D’altra parte, in questi vent’anni, al cinema abbiamo visto ben altre robe e, onestamente, alcune cose, tipo le sequenze di dogfight, le abbiamo viste fatte meglio di come le gira Emmerich. Siamo assuefatti, e un po’ come la rissa di Civil War, per quanto bellissima, dopo quindici anni di supereroi esprime anche un po’ quel senso di vabbé, l’astronave grossa come un oceano che si parcheggia su un lato della Terra è divertente, ma alla fine non è che lasci più di tanto a bocca aperta.

D’altra parte, Emmerich dà l’idea di saperlo perfettamente e con questo suo primo seguito in carriera ha palesemente deciso di buttarla per aria, infilandoci tutto e il contrario di tutto, omaggiando l’originale e tirando di gomito ma anche evitando di realizzare il sequel fotocopia e provando a giocarsela diversamente in tanti aspetti, su tutti il gran finale delirante. Il risultato è esattamente quel che era lecito attendersi: un film grosso, spettacolare, incasinato e cretino come solo quelli di Emmerich sanno esserlo, pieno di soluzioni completamente assurde e pieno di problemi (non ultimo il suo essere un po’ troppo palesemente costruito in vista di un terzo episodio), ma che tutto sommato, se si apprezza questo genere di cose, fila via in maniera divertente. E per una volta ha anche il pregio di fermarsi dopo un paio d’ore, senza esagerare troppo.

A non funzionare sono soprattutto i personaggi nuovi, i giovani, davvero anonimi e, al di là del bel broncetto di Maika Monroe, segnati da palesi limiti di personalità, con Jessie T. Usher (nel ruolo di figlio del grande assente Will Smith) primo colpevole. Se l’Hemsworth sbagliato ti ruba la scena e fa quasi un figurone, è evidente che a carisma stai messo male. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che i vecchi sono fantastici. Brent Spiner si mangia ogni singola scena in cui appare, Jeff Goldblum è ormai parodia di sé stesso ma gli vogliamo bene per quello, Bill Pullman è adorabile e sembra divertirsi come un matto, Judd Hirsch è protagonista dei momenti più genuinamente cretini da film di Emmerich, William Fichtner fa cose da William Fichtner e perfino Charlotte Gainsbourg, che messa in un film del genere è più o meno come mettere Steven Seagal in un film dei Dardenne, dà l’idea di stare divertendosi. Il film lo tengono in piedi loro, assieme ovviamente alle esplosioni giganti, ad idee assurde tipo sollevare Dubai e usarla per abbattere Londra e a quella cosa senza alcun senso che è tutto il gran finale. Tutte queste cose messe assieme sono più che sufficienti per divertirsi, se la cretinaggine dilagante non dà fastidio.

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