Alla ricerca di Dory

Alla ricerca di Dory è un seguito semplice, tranquillizzante, fedele alla linea e che non inventa nulla di particolare, ma è anche un film molto riuscito, che riesce a trovare una propria identità pur nel suo ricalcare in larga misura il modello originale e funziona benissimo nel suo voler essere intrattenimento prima di ogni altra cosa. Non ha certamente l’ambizione tematica di Inside Out, ma si inserisce comunque nella tradizione delle storie Pixar capaci di raccontare qualcosa a un pubblico di tutte le età. Insomma, non è magari fra i migliori seguiti mai usciti dalla luce di Luxo Jr. ma è anche ben lontano dall’essere fra i peggiori. Poteva andare meglio, poteva andare peggio, di sicuro c’è da divertirsi, sghignazzare e commuoversi per un centinaio di minuti, magari perdendosi anche un po’ nell’ammirare la tecnica strepitosa con cui viene messo a schermo un oceano digitale mai così bello.

La storia pone questa volta al centro delle vicende quella svampita di Dory, spostando Marlin e Nemo nel ruolo di comprimari, ma a livello strutturale non si va molto lontani: il film si apre su un evento drammatico che fa da spinta per un viaggio oceanico ricco di sorprese e incontri bizzarri, con anche qualche gustoso ritorno dal primo episodio. Il senso di déjà vu è inevitabile, ma tutto sommato ci sono un paio di elementi grazie ai quali Alla ricerca di Dory trova tutto sommato una sua personalità distinta. Da un lato c’è il ribaltamento di prospettiva dato dal fatto che questa volta abbiamo una figlia impegnata a cercare i suoi genitori, dall’altro c’è il fatto che da metà in poi il film abbandona l’ambientazione oceanica per spostarsi in un parco di divertimenti acquatico, cosa che regala al tutto un taglio completamente diverso sul piano delle dinamiche, delle idee visive e delle singole gag.

Per il resto, Andrew Stanton (A Bug’s LifeAlla ricerca di Nemo, Wall-E, John Carter) e i suoi collaboratori danno il massimo nello spremere personalità, ritmo, battute fantastiche e gag esilaranti da ogni personaggio e, perlomeno in lingua originale, il doppiaggio è fenomenale. Ellen Degeneres è strepitosa, tanto nei suoi momenti più goffi quanto in quelli dal taglio più drammatico, ma tutto il cast di contorno dà il massimo e la mia preferenza assoluta, forse, va agli storditissimi leoni marini dall’accento pesante di Idris Elba e Dominic West (ma pure il ruolo di Sigourney Weaver è spettacolare). Aggiungiamoci che Alla ricerca di Dory funziona benissimo anche quando colpisce basso nel cercare di commuoverti, lavorando in maniera ottima sulla maniera tragica in cui gli sbagli dei genitori si trasformano in sensi di colpa devastanti per i figli, e abbiamo detto più o meno quel che c’era da dire su un altro gran bel film d’animazione targato Pixar. Ah, giusto: il cortometraggio iniziale non è particolarmente originale ma è davvero delizioso, oltre che tecnicamente spaventoso.

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26 pensieri su “Alla ricerca di Dory”

    1. Paul Feig è uno fra i migliori registi di commedie mainstream recenti, i suoi tre precedenti film hanno tutti qualche problema ma sono tutti belli e divertenti. Inoltre ha già dimostrato (sia con The Heat, sia con Spy) di essere uno che ama il genere action e che lo omaggia con affetto. I combattimenti di Spy, per paradosso, sono fra quelli girati meglio dei grossi film americani recenti. Inoltre è forse l’unico regista che riesce a gestire come si deve la McCarthy. Quindi mi aspetto che abbia fatto un buon lavoro, anche se è credo la prima volta che gira entro i limiti del PG13.

      Le quattro attrici sono tutte molto brave e mi sembrano adatte a questo genere di film. A dirla tutta, come scelta di regista + attrici, mi sembra veramente un aggiornamento perfetto del tipo di scelte che vennero fatte all’epoca per l’originale (un regista di commedie di successo e quattro attori da Saturday Night Live o giù di lì, uno dei quali già presente nei precedenti film del regista).

      Critica e conoscenti che l’hanno visto, per il momento, ne parlano come di un film divertente che cala forse un po’ nella parte finale. Pare fra l’altro che Hemsworth si mangi il film. Boh, per me le premesse sono buone.

      Per il resto, io non condivido l’odio generalizzato per i remake/reboot: a me interessa solo vedere cosa ne viene fuori. Quanto alla gente che s’incazza per il cast femminile, non vale neanche la pena di parlarne. 🙂

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    1. I matti su internet ci sono sempre stati (ricordo minacce di morte a Roger Ebert per la recensione negativa di un Transformers), ma roba di questa portata, onestamente, non me ne ricordo.

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  1. la sony ha perso 75 milioni di euro, il regista ha dichiarato che non farà mai più un rebbot, la nera si è cancellata da twitter, mellisa mccarty si prenderà un periodo sabbatico, kristen wiig è entrata in depressione, la disfatta di caporetto

    ps tu l’hai visto? fa schifo?

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  2. dopo il flop dei ghostbuster, la mary jane negra, ma ai produttori piace buttare i soldi dalla finestra? Islamici, negri e froci non piacciono e la gente giustamente boicotta.

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  3. ho visto the neon demon ma ci ho capito poco:
    keanu reeves era un killer? se si che centrava con il resto della storia?
    le tipe erano solo delle matte o delle streghe?

    film debole, non crea nessuna tensione, strano da chi ha fatto valahha rising e solo dio perdona

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    1. Beh, è un film che gioca tutto sull’essere ambiguo e sul non dare risposte chiare, per cui è anche difficile farsi un’idea sulle cose che chiedi. Comunque sì, sono d’accordo, anche a me non ha fatto impazzire. Visivamente è molto bello, ma non ci ho visto poi molto altro.

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