Deathgasm

Ve li ricordate i bei tempi in cui Peter Jackson non si era ancora perso nei suoi deliri fantasy digitali ma era un pazzo furioso, esordiente o poco più, che divertiva il mondo con i suoi piccoli, deliranti film horror demenziali? Dai, se siete dei vecchietti come me (e avete un minimo di amore per il cinema horror, toh)  non potete esservene dimenticati, anche considerando che ogni volta che esce un horror neozelandese che la butta sul ridere non si può proprio fare a meno di ricordare i bei tempi in cui Peter Jackson faceva lo scemo. E chi sono io per sforzarmi di non citarlo? Nessuno. Quindi, diciamolo chiaro: Deathgasm è il nuovo esponente nella grande tradizione degli horror comici tutti scemi neozelandesi, fatti di matte risate, storie assurde, gag cretinissime, zero spaventi, sangue e budella come se piovessero. Ed è uno spacco.

La storia dice molto, se non tutto: racconta di un giovane metallaro sfigatello, maltrattato dai coetanei, frequentatore di gente ancora più sfigata di lui, cotto per la bionda che siede due file più avanti in classe. Vittima di vessazioni e frustrazioni, il nostro amico si rifugia nella musica e, per una serie di eventi che non starò a raccontare, esegue uno spartito che ha il bizzarro potere di avviare l’apocalisse, o giù di lì. Ed ecco quindi che la nostra simpatica banda di metallari sfigati si ritrova a combattere il maligno, giunto a noi sotto forma di mezza cittadina neozelandese posseduta da demoni vomitanti sangue. Seguono battutacce, gag assurde, momenti action in cui i posseduti vengono affrontati a colpi di motoseghe e falli in lattice, varie ed eventuali.

Rispetto ai classici di Peter Jackson, Deathgasm, come già Black Sheep qualche anno fa, è meno estremo, tanto sul fronte della demenzialità (se ripenso al ninja di Dio di Splatters ancora piango), quanto sul fronte dello schifo (se ripenso alla coda del cane di Splatters ancora mi scattano i conati), ma il taglio è quello: gente che si diverte mettendo in scena assurdità, cretinaggini e sangue, tirando fuori un film che, se preso con l’atteggiamento giusto, non può che divertire. Il tema “metallico”, poi, viene sfruttato in ogni modo possibile, dal semplice turbinio di battutine sarcastiche e omaggi (alcuni molto “generalisti”, altri proprio per fanatici) al modo in cui riesce a raccontare l’assurda capacità di farti sentire fighissimo che ha l’heavy metal mentre lo ascolti per poi ricordarti improvvisamente di quanto sappia essere ridicolo appena premi Stop. E lo dico con affetto, eh, sia chiaro.

Aggiungiamoci che è girato con grande inventiva, buona padronanza tecnica, idee a catinelle sparse per un intreccio, certo, piuttosto ordinario e prevedibile e il risultato è, sostanzialmente, uno spacco. Che spacca il doppio se siete più metallari di me, immagino, che spacca comunque parecchio se, come me, di metallo ne sapete comunque un po’ e che mi sento di dire che spacchi discretamente in ogni caso, anche se siete fan di Rick Astley. È arrivato sul Netflix italiano la scorsa settimana, non ci sono più scuse.

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