It Follows

Prosegue oggi la grande saga dei film che ho visto oltre un anno fa e di cui mi trovo a scrivere adesso perché la distribuzione italiana segue vie a noi sconosciute e difficilmente interpretabili per chi non gode di accesso al Palantir. Al centro dell’episodio odierno troviamo It Follows, noto ai più come “Quel film horror ganzo di cui si parlava due anni fa, quando girava per i festival, ma che non è mai uscito al cinema”. Alcuni, magari, lo conoscono come “Quel film horror con la tizia bionda di The Guest e che fa venire un sacco in mente John Carpenter”. E volendo lo si potrebbe indicare anche come “Il film horror in cui chi tromba muore”, una descrizione che rischia di farlo confondere con decine di altri horror ma che in questo caso coglie la sostanza della faccenda. Oppure ce la giochiamo con: “È bellissimo, se non l’avete ancora visto correte al cinema” e finirla qua. Voglio dire, non vi basta sapere che c’è Maika Monroe e ti fa venire in mente Carpenter? A me basterebbe.

It Follows prende il più classico dei cliché da horror dei bei tempi (per l’appunto: chi fa sesso finisce male) e ci costruisce attorno un film, incentrandolo su una maledizione che viene trasmessa attraverso l’atto sessuale e che vede la vittima di turno perseguitata da una bizzarra presenza che la segue dappertutto per farla fuori. Ci sono altre regoline e regolette, ma non sto a spiegarle nel dettaglio, anche perché alcune fra le svolte più sfiziose del film stanno proprio lì. Chiaramente, un soggetto del genere, oltre che un omaggio a tutto un filone dell’horror, può essere inquadrato anche come metaforone delle malattie trasmesse sessualmente, magari pure come pippone moralista sul sesso senza amore, come interessante riflessione sullo stato di isolamento umano in cui vivono tanti adolescenti d’oggi o come seguito deviato di Inside Out, nel quale viene mostrato il tragico momento in cui gli adolescenti scoprono la propria mortalità e diventano adulti. Ma insomma, ognuno ci legga quel che gli pare, tanto il punto è che It Follows è un filmone, che gioca benissimo su una serie di idee semplici per mettere assieme tensione, spaventi,  immagini strepitose, ottime trovate di regia, interpretazioni azzeccate e un bel lavoro di sceneggiatura. Insomma, è uno fra i più bei film horror degli ultimi anni e ha una gran personalità. Vola al cinema!

Chiudiamo non tanto facendo spoiler ma, insomma, parlando un pochino di più dei meccanismi su cui si basa il film. Il punto della maledizione di It Follows sta anche nel fatto che questa creatura assassina è lenta, implacabile e tutta dedicata a te. Ti insegue con calma, passeggiando, a volte addirittura fermandosi a guardarti con fare minaccioso per metterti ansia. Puoi seminarla e perfino chiuderla fuori a chiave, ma non smetterà mai di camminare verso di te e se non ti liberi della maledizione prima o poi ti becca. Inoltre, anche se occupa uno spazio fisico e può essere toccata da tutti, nessun altro la vede e a te appare in forma sempre diversa, scegliendo il suo aspetto per ingannarti, spaventarti o metterti a disagio. Son regole abbastanza inquietanti per i fatti loro (e, ripeto, poi si aggiungono pure postille mica da ridere), ma David Robert Mitchell ci aggiunge una costruzione visiva eccellente.

Al di là dell’omaggio a Carpenter, evidente in alcuni aspetti della messa in scena e dichiarato nella deliziosa colonna sonora elettronica di Disasterpeace, c’è un continuo giocare con la percezione dello spettatore sulla base di quello che sa o non sa. La macchina da presa è in costante movimento, ti mostra a ripetizione gli stessi ambienti popolandoli di personaggi e lasciandoti sempre addosso il dubbio che fra di loro ci sia la creatura. E lì si scatena il pixel hunting, ti ritrovi a studiare le immagini per provare a capire cosa stia accadendo, spesso preso in giro dagli eventi e da un accumulo di atmosfera che raramente la butta sul “Buh!” improvviso ma sa sempre come giocarsela al meglio. Insomma, It Follows è un bel film horror, di grande personalità sotto tanti punti di vista, con un cast giovane che una volta tanto, anche grazie al buon lavoro sui dialoghi, risulta credibile e per nulla odioso, una protagonista bravissima, qualche bella idea e un regista che sa far rendere tutto al meglio. Poi, sì, il confronto finale è un po’ sgonfio rispetto al resto, non tanto per quel che succede ma per come viene messo in scena, ma insomma, eh, va bene lo stesso.

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