A Girl Walks Home Alone at Night

A Girl Walks Home Alone at Night è l’altro horror di cui si è chiacchierato tantissimo a cavallo fra 2014 (quando gironzolava per tutti i festival del globo, compreso quello di Roma) e 2015 (quando è uscito nelle sale un po’ dappertutto tranne che da noi). L’altro, perché quello un po’ più famoso ad aver subito lo stesso destino è It Follows, che incidentalmente in Italia ci arriva la prossima settimana. Ma, appunto, di quella bomba ne parliamo la prossima settimana. Oggi, invece, si chiacchiera di questa cosetta strana, che onestamente non mi sarei mai aspettato di veder giungere nelle sale italiane e lo fa invece grazie alla bella iniziativa Nuovo Cinema Teheran: quattro film iraniani, tre esordi e una conferma, proposti nelle sale italiane, uno già dalla scorsa settimana (Un mercoledì di maggio) e gli altri tre in arrivo in questi giorni (NahidA Dragon Arrives e, appunto, A Girl Walks Home Alone at Night).

Ma che cos’è, A Girl Walks Home Alone at Night? È una cosetta davvero bizzarra e adorabile, figlia di una genesi tutta frullata tra iran, iuessei e chissà che altro. Ana Lily Amirpour, sceneggiatrice e regista di origini iraniane, è nata in Inghilterra e cresciuta in California, dove ha girato con attori espatriati questo piccolo film ambientato in Iran che mescola suggestioni da ogni dove, pescando dalla sua passione per Sergio Leone, David Lynch e Lars Von Trier e tirando fuori una specie di western-horror a cavallo fra due o più culture. A Girl Walks Home Alone at Night racconta di una vampira senza nome che viaggia eterea nella notte cercando vittime per sfamarsi, alimentando le sue passioni musicali da adolescente goticheggiante, incontrando l’amore e la speranza sotto forma di un buffissimo James Dean dei poveri.

Il film, ambientato in una surreale cittadina chiamata Bad City, è interamente girato in un bianco e nero fumoso, cupo, avvolgente, e si appoggia su una protagonista, Sheila Vand, che davvero buca lo schermo coi suoi occhi trapananti, il suo placido attraversare le notti cavalcando uno skateboard avvolta nello chador, i suoi scatti improvvisi da predatore all’assalto. Attorno a lei c’è un cast strampalato, allucinato, che contribuisce all’atmosfera totalmente surreale di un film delizioso, forse non sempre capace di gestire al meglio i suoi tempi, che ogni tanto si incarta un po’, ma che sa regalare almeno due o tre scene di una bellezza lancinante, suggestive, romantiche e di grandissima personalità. E, insomma, la scelta di portarlo in sala, via, è da premiare. Soprattutto se siete fra quelli che si lamentano perché gli horror son sempre tutti uguali e non hanno nulla di interessante da dire.

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