La canzone del mare

La canzone del mare è il secondo film di Tomm Moore, regista irlandese a cui dobbiamo già Il segreto di Kells, ed è bellissimo. E potremmo chiuderla qui. Ma andiamo avanti. A un anno abbondante dalla distribuzione in giro per il pianeta, esce questa settimana al cinema in Italia, probabilmente in poche sale, e se ce l’avete dalle vostre parti andatevelo a vedere, perché merita sul serio. Però, occhio: non è un film d’animazione di quelli allegri, spensierati e pieni di gente che canta e fa battute. Ha due o tre momenti di quel tipo, ma sono fugaci lampi di luce in una storia che, da bravo racconto folkloristico irlandese, ti prende a ciabattate sulle gengive dall’inizio alla fine. Ed è bellissimo. Ma bellissimo per davvero.

Tra l’altro, a sottolineare quanto sia bellissimo, c’è anche il fatto che è stato inserito nella cinquina delle nomination agli Oscar nel 2015. Oddio, non che questo sia necessariamente un segno di qualità, ma insomma, le nomination le decidono quelli che fanno parte della categoria specifica, mentre il premio viene votato da tutti. Il che fra l’altro spiega come mai, in un anno nel quale erano candidati La canzone del mareLa storia della principessa splendenteBoxtrolls, abbia vinto Big Hero 6. Sigh. Fra l’altro The Lego Movie è rimasto fuori, pare battuto proprio dal film di Moore. Ma che anno è stato, il 2014, per i film d’animazione? Tanto più che alla fin fine Si alza il vento era sempre di quel periodo. Mamma mia! Comunque, sto divagando, andiamo a capo.

Perché è bellissimo, La canzone del mare? Perché racconta una storia delicata, straziante, fortissima, dai temi universali, talmente universali che sembra quasi raccontare gli stessi eventi di La storia della principessa splendente, con la stessa attenzione alla ricerca iconografica “locale” dal punto di vista visivo e con la stessa pazzesca forza evocativa e drammatica, solo che ovviamente filtrata da un approccio e da una sensibilità distanti migliaia di chilometri. Parla di affetto, perdita, accettazione e crescita attraverso un approccio da fiaba intelligente e complessa, ricca di soluzioni visive pazzesche e accompagnata da una colonna sonora trascinante. Si rivolge a tutti, ad ogni età, ed è in grado di far sorridere chiunque mentre gli riempie gli occhi di sudore. È un bellissimo film d’animazione nato in un decennio che ce ne sta regalando di strepitosi. E ha una sensibilità che per certi versi guarda moltissimo a oriente, allo studio Ghibli e a Miyazaki, e non solo per le vicinanze citate prima. E io lo so, che se si butta lì Miyazaki poi la gente corre al cinema. Forza e coraggio.

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