Sballati per le feste!

Sballati per le feste! è il nuovo film di Jonathan Levine, già regista del simpatico Warm Bodies ma soprattutto dell’ottimo 50/50. E proprio da 50/50 recupera parte del cast e intenzioni, con quel suo mescolare la commedia sbracata di Seth Rogen a toni più intensi, malinconici, incentrati sullo sviluppo dei personaggi. Purtroppo, rispetto al precedente tentativo, qua le cose girano decisamente peggio, non tanto per il differente equilibrio,  che già dai trailer veniva palesemente annunciato come spinto nella direzione delle risate, quanto per la scarsa riuscita delle due componenti. Non è un film strettamente brutto, e ha anzi dei momenti abbastanza riusciti, soprattutto quando si scrolla di dosso l’umorismo più forzato, ma da un lato non fa abbastanza ridere e dall’altro non riesce a sviluppare davvero gli spunti più interessanti.

La storia racconta di tre amici (Rogen, Joseph Gordon-Levitt ed Anthony Mackie) che tutti gli anni si ritrovano a Natale per festeggiare il loro legame, secondo una tradizione avviata alla morte dei genitori del più sfigatello fra loro. Hanno ormai deciso di smetterla ma, ovviamente, proprio in occasione dell’ultimo ritrovo, succede qualcosa che cambia le carte in tavola. Da lì in poi parte la classica tarantella di siparietti firmati Rogen/Goldberg, con personaggi sempre più cretini e pronti ad umiliarsi, situazioni sboccate a base di sesso e droga, il tutto percorso da una sorta di malinconica amarezza. Ma la forza delle loro sceneggiature migliori è lontana anni luce.

Levine ci mette l’attenzione ai personaggi, a un taglio umano sepolto sotto le stronzate e al tentativo di spingere sul peso emotivo delle loro scelte, dei loro rapporti. Questo aspetto funziona forse meglio, ma non colpisce quasi mai fino in fondo, magari proprio perché la scemenza è sempre dietro l’angolo. Insomma, il problema è che in Sballati per le feste! ci sono due anime opposte che, invece di migliorarsi a vicenda come sarebbe stato auspicabile, si fanno la guerra e finiscono per affossarsi l’una con l’altra, lasciando più spazio del dovuto alla solita, inevitabile, moralina finale da commedia americana. Poi, per carità, non è un disastro, qualche risata la strappa, ha un bel taglio malinconico, Lizzy Caplan è sempre un piacere e Michael Shannon nel ruolo dello spacciatore fuori di testa è delizioso, ma insomma, poteva andare meglio.

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