The Boy and the Beast

The boy and the Beast è il nuovo film di Mamoru Hosoda, regista che dopo una sana gavetta a base di DigimonOne Piece si è fatto conoscere e apprezzare con opere come La ragazza che saltava nel tempo, Summer WarsWolf Children. Dopo aver fatto il giro del mondo tra festival e uscite più o meno ufficiali, arriva in Italia la prossima settimana con l’ormai tradizionale mossa dell’evento speciale da due giorni (10 e 11 maggio) e, se avete la fortuna di vivere vicino a una fra le sale che lo proietteranno, non dovete perdervelo. Perché? Perché è un gran bel film, ricco di fantasia e passione, che prende una storia dall’intreccio onestamente visto mille volte e riesce ad elevarla grazie a soluzioni visive e narrative originali e ingegnose, oltre che per mezzo di una carica emotiva non banale.

Protagonista delle vicende è Ren, un giovane orfano di madre e dal padre assente, che fugge dai suoi tutori legali e si perde per le strade di Tokyo. Lì incontra Kumatetsu, abitante di una dimensione parallela popolata da animali antropomorfi, deciso a trovarsi un discepolo umano come supporto alla sua candidatura per la successione al ruolo di reggente del proprio mondo (il sovrano in carica è destinato alla divinità). E già, come spunto di partenza, siamo nel reame di quelle storie che dalle nostre parti assumono una dimensione ancora più folle, perché fortemente legate a un folklore distante anni luce dal nostro. Ma l’intreccio di suo, è abbastanza tradizionale, con allievo e maestro che sulle prime faticano a costruire un rapporto e poi impareranno a conoscersi, rispettarsi e volersi bene. Sono altri gli aspetti che portano il film su un livello superiore.

I vari personaggi, per esempio, pur essendo tutti classici archetipi, hanno caratterizzazioni un po’ più sfumate del solito e la storia si permette di fare a meno del solito cattivo, proponendo antagonisti “normali”, posti in situazione di conflitto dagli eventi, ma non da particolari inclinazioni malvagie. Il modo in cui si evolve il rapporto fra i due protagonisti, poi, è particolarmente affascinante perché non risulta chiuso in sé stesso e, anzi, nel fornire opportunità di crescita spinge entrambi ad affrontare i propri mondi personali. Magnifico, in questo senso, il modo in cui viene tratteggiato il doppio rapporto di Ren con le due dimensioni e i due padri fra cui è diviso, senza che nessuna metà finisca in ombra. E poi c’è l’approccio all’azione, con un atto conclusivo che si sfoga inevitabilmente nel conflitto spettacolare ma lo fa in maniere bizzarre, particolari e tremendamente evocative. Insomma, The Boy and the Beast è un film forse ordinario sulla carta, ma messo in scena con cuore, passione e inventiva, che trova grandi esplosioni di sentimento senza limitarsi all’emozione bassa e facile.

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