Codice 999

Il modo più diretto che mi viene in mente per descrivere Codice 999 è questo: provate a immaginarvi un poliziesco di Michael Mann immerso nello stile, nell’approccio e nella poetica di David Ayer ma diretto da John Hillcoat. Un bel pastrocchio, eh? Però, davvero, mi ha fatto proprio questa impressione. E, a scanso di equivoci, è un’impressione molto positiva: è sicuramente un film con limiti evidenti, ma è anche un thriller/poliziesco coinvolgente e girato benissimo, roba che non si vede abbastanza spesso e a cui per questo tendi a perdonare i suoi difetti. La critica americana si è divisa, ma tendendo verso il non perdonarli. E, boh, se lo chiedete a me, sono matti. Ma matti completi, eh. Però che ne capisco io, figuriamoci.

Al centro delle vicende c’è una banda di criminali cinture nere di rapina a mano armata, che si ritrova coinvolta da cause esterne devastanti in un colpo particolarmente tosto, con quella classica aria da “un’altra e poi smetto”. Le cause esterne sono incarnate da una Kate Winslet mafiosa russa che si mangia il film nonostante comunque il resto del cast sia stellare e in gran forma. E nel mezzo ci finisce un poliziotto molto tosto ma bravo guaglione (Casey Affleck), che cerca di fare le cose nella maniera giusta e schivare le botte di corruzione. Tutto molto classico e, sostanzialmente, molto prevedibile: è un film popolato da archetipi, nel quale le svolte narrative sono per lo più prevedibili e la conclusione è inevitabile. E aggiungiamoci pure che l’ultimissima scena, pur bella nella sostanza, è forse lievemente pacchiana. Il fatto, però, è che i difetti finiscono qui.

I pregi stanno, come detto, in un cast strepitoso, che eleva il materiale forse anche al di là di quel che sta scritto sulla pagina e riesce a imprimere un certo romanticismo maschio nei personaggi, nonostante Hillcoat non sia particolarmente interessato a calcare la mano su quel fronte. Quel che gli interessa, invece, è il taglio ruvido, muscolare, sanguinario e brutalmente credibile, se non realistico, con cui si racconta di una città in preda al crimine, di una polizia allo sfascio e di storie destinate allo sfacelo. E a punteggiare gli eventi ci pensano almeno tre scene d’azione strepitose, tesissime, coinvolgenti e feroci senza sfociare nella spettacolarità gratuita. Inoltre, pur nella prevedibilità totale dello script, la trovata del triplo 9 che dà il titolo al film aggiunge comunque un pizzico di personalità alle vicende. Insomma, Codice 999 non è un capolavoro, non inventa nulla e può risultare risaputo, ma è un poliziesco solido, ruvido, teso, sanguinario, dalla grande atmosfera e girato benissimo. Avercene.

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