Knock Knock

Mi stavo mettendo a scrivere di Knock Knock e mi sono chiesto: “Ma quand’è che l’ho visto, Knock Knock?” No, perché, OK, in Italia ci esce adesso, direttamente sul mercato dell’home video, anche se mi dicono che a un certo punto è passato in prima serata su una qualche rete Mediaset. E già qui si potrebbe aprire tutta una parente(si) su che senso abbia trasmettere un film del genere in prima serata, ma insomma, si sa, nel bene e nel male, noi ragioniamo al contrario degli americani, le tette sì e la violenza no. Ma chiudiamo la parente(si) e diciamo che ero convinto di averlo visto qualche mese fa, comunque quest’anno, e invece sono andato a controllare su Letterboxd (a proposito, mi trovate qui) e stiamo parlando di settembre del 2015. Ebbene sì, sono passati quasi sette mesi. Mentre dalle vostre parti, se non ricordo male, usciva Green Inferno, mentre da qualche parte, se non ricordo male, ci lasciava Wes Craven, io andavo a vedermi al cinema qua a Parigi Knock Knock, il nuovo film di Eli Roth con due ragazzine supergnocche e dall’aria barely legal che fanno a Keanu Reeves le cose belle e poi le cose brutte. E com’è? Eh, un attimo, ché devo cercare di ricordarmelo.

Per esempio, questa cosa me la ricordo bene.
Per esempio, questa cosa me la ricordo bene.

Dunque. Sono passati sette mesi e non so bene cosa sarò in grado di scrivere riguardo al film di Eli Roth con le due supergnocche (maybe) barely legal che fanno a Keanu Reeves cose tipo “Ti hanno mai fatto questa cosa in due?” (sul serio, una delle due dice questa cosa, mentre gli fanno questa cosa nella vasca da bagno) e poi gli fanno cose tipo legarlo, imbavagliarlo, menargli la casa e minacciare di sputtanarlo con la moglie o, ancora peggio, su Facebook. Cosa mi ricordo? Poco. Ma tanto, ehi, in tutti questi mesi, chi voleva guardarselo ormai se l’è visto (magari sulle reti Mediaset in prima serata!), quindi alla fin fine è più un cogliere il pretesto dell’uscita in home video per chiacchierarne amabilmente e vedere se qualcuno ha qualcosa da dirmi al riguardo.

A questo punto direi che possiamo fare il giochino di quanto vale, cresce o si riduce il film alla distanza. Quasi sette mesi dopo, cosa mi è rimasto, di Knock Knock? Beh, mi sono rimasti i titoli di testa, melliflui, eleganti, con un montaggio e un utilizzo della colonna sonora che, per qualche motivo, mi hanno fatto pensare “Ammazza Eli Roth che fa il raffinato!” e “Non saprei dire bene perché, ma ho l’impressione che stia omaggiando Wes Craven.” E in fondo Wes Craven è morto più o meno in quel periodo lì (almeno credo, non fatemi andare a controllare), quindi mi sembra anche una cosa a modo suo poetica, per quanto probabilmente involontaria e sicuramente figlia di una mia sovrainterpretazione.

Ma dicevamo, cosa mi ricordo. Ecco, mi ricordo che pure dopo i titoli di testa, e quasi fino alla fine, diciamo per due terzi, Knock Knock sembra un urlo di disperazione del Roth che ci tiene a dimostrare di non essere il cretino, sempliciotto e privo di talento per cui tutti lo scambiano. “Guardate come so tirarvi fuori un bel thriller dai ritmi posati e pieno di tensione che cresce in accumulo, oltretutto partendo da uno spunto che sta a metà fra [inserire titolo dell’ultimo film porno che avete visto] e [inserire titolo dell’ultimo snuff movie che avete visto].” E ci riesce, eh! Il bello di Knock Knock sta soprattutto lì, nel suo riuscire a tirar fuori un thriller sommesso, subdolamente inquietante e dalla tensione in crescita lineare e placida nonostante ogni singola scena metta in atto una fantasia pescata a caso dalla fantasia di Lester Burnham.

Lo spunto.
Lo spunto.

E il bravo Eli riesce a mescolare le cose benissimo, raccontando una storia che riesce a fare tutto quel che vuole fare e a farlo pure con una discreta eleganza: ti inquieta con il crescendo di tensione, ti titilla con la carica sessuale che trasuda da ogni fotogramma, ti mette nei panni di un protagonista con cui non riesci proprio a capire cosa fare. Lo vuoi odiare, quel porco di Keanu Reeves? Provi empatia per lui, vittima brutale del sogno erotico da uomo di mezz’età totalmente spaesato e nelle mani di femmine manipolatrici? Ti gasi quando si lancia in un monologo che quasi ti convince? Ti senti un po’ una merda quando ti rendi conto che non c’è via d’uscita e ti saresti fatto fregare pure tu? Vai a sapere.

Insomma, Knock Knock funziona e funziona bene fino quasi alla fine, intrattenendo, dicendo un paio di cose intelligenti e senza sentire la necessità di dire poi chissà cosa. Però c’è il “quasi”. Alla fine, Eli Roth sbraca un po’, e sbraca proprio nel tentativo (apparente?) di buttarci dentro il messaggione, urlandolo con quello stile trash, sbracato e buzzurro che gli riconosciamo. Cosa volevi dirci, Eli? Che alla fin fine dietro ogni bravo guaglione c’è uno squallido caghetta? Stai facendo la meta-metafora di come tu stesso hai diretto il film? Non lo so, Eli. Francamente, non mi ricordo nemmeno se sette mesi fa ce l’avevo letto, un significato preciso. Però mi ricordo quei bei titoli di testa, quel thriller zozzo nelle premesse ma sorprendentemente lucido nella direzione, quelle due turbomaiale perfette per il ruolo e quel finale così caciarone che in fondo mi aveva divertito. Ma sai che non hai mica fatto un brutto film, Eli?

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4 pensieri riguardo “Knock Knock”

  1. prima serata su canale 5, hanno fatto anche

    50 SFUMATURE DI GRIGIO
    AMERICAN SNIPER
    FAST & FURIOUS 7
    JURASSIC WORLD
    FAST & FURIOUS 6
    GRAVITY

    forse il Berlusconi si vuole scusare con i milanisti………

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  2. al cinema hai visto la scena dopo i titoli di coda?
    nella scena dopo i titoli di coda Genesis e Bel, dentro a una casa mentre sono occupate a torturare la loro nuova vittima, sentono qualcuno bussare: è Evan, affamato di vendetta, il quale indossa dei guanti neri, facendo intendere che probabilmente le ucciderà.

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