E anche quest’anno di The Walking Dead è andato

Mettiamo subito le mani avanti: faccio parte dei milioni di persone che continuano a seguire con piacere The Walking Dead. Mi sembra di averlo già esternato a sufficienza quando ho scritto della prima metà di stagione, mi appresto a ribadirlo nello scrivere della seconda metà, che, pur con qualche dubbio, mi è piaciuta e mi ha divertito. Ho perfino apprezzato il finale che ha scatenato le ire di Twitter! Inoltre, già che ci siamo, tanto vale puntualizzare anche che, a partire da questa stagione, ho smesso di seguire la serie di settimana in settimana e ho adottato la modalità con cui guardo un po’ tutto in televisione: aspetto di avere un blocco di puntate completo e poi me lo sparo nel giro di pochi giorni. Questa cosa, in particolare, ci tengo a dirla, perché ho sempre avuto l’impressione che The Walking Dead, per ritmo, tempi e struttura della narrazione, faccia parte di quel gruppo di serie TV che guadagnano davvero tantissimo dal cosiddetto binge watching, nonostante nasca e sia teoricamente pensata per la trasmissione televisiva. Infine, ultima premessa: non parto con l’intenzione di fare grossi spoiler, ma insomma, scrivo comunque rivolgendomi a chi ha finito di guardarsi la stagione. Uomo avvisato…

Dicevo: questa seconda metà di stagione mi è piaciuta e mi ha divertito. Perché? Beh, intanto, perché, da lettore del fumetto di Robert Kirkman, ho apprezzato il modo in cui hanno voluto legarsi sempre di più agli eventi originali, certo senza rinunciare alle differenze che è giusto che ci siano, ma trovando modi a mio parere spesso intelligenti per recuperare scene, personaggi, situazioni di vario tipo che ricordavo con affetto. Al di là del fatto che, prevedibilmente, seguire Rick e i suoi che partivano allo sbaraglio convinti di essere onnipotenti e sapere in realtà benissimo come sarebbe andata a finire, beh, è stato divertente. E poi Jesus è ottimo, quindi si passa sopra a una Hilltop un po’ pezzente, che sembra la versione Playmobil di Hilltop. In secondo luogo, questa metà di stagione mi è piaciuta perché ci ho trovato un buon ritmo (e, di nuovo, magari c’entra l’averla guardata nel giro di pochi giorni invece che lungo due mesi, senza contare che gli spettatori americani si beccano pure la pubblicità) e uno sviluppo abbastanza coerente. Ma l’aspetto che più di tutti ho trovato gestito in maniera intelligente, ben più intelligente rispetto al passato, è quello del totomorti.

Quasi ogni singolo personaggio del cast principale, con poche eccezioni (ciao Carl) ha goduto di un suo arco narrativo, più o meno grande, più o meno significativo. C’è chi ha fatto di più e c’è chi ha fatto di meno, certo, ma praticamente tutti i personaggio di una qualche importanza hanno affrontato una loro storyline personale e una qualche forma di evoluzione. Perché questo è importante? Perché nelle scorse stagioni lo sviluppo non è praticamente mai stato così corale e andava sempre a finire che appena qualche personaggio trovava improvvisamente i suoi dieci minuti di gloria, beh, era ovvio: sarebbe morto di lì a poco. Invece, qui, hanno avuto più o meno tutti il loro spazio e, per quanto gli indizi comunque ci fossero, era tutto sommato meno banale del solito capire chi fosse stato nominato dagli sceneggiatori. La cosa è diventata proprio palese, nella sua consapevolezza, durante la puntata I nodi si sciolgono, che si prende la briga di mostrarci un pezzetto di storia e di ansia personale per ogni singolo personaggio prima di farli partire in missione.

Ma non solo, c’è anche la faccenda Carol. Da un lato, la sua evoluzione è forse l’aspetto meno convincente in questo gruppo di episodi. Non tanto perché la sbroccata della nostra Chuck Norris postapocalittica sia, di sé, necessariamente poco credibile, quanto perché mi ha lasciato addosso l’impressione di una svolta troppo improvvisa e mal giustificata dal breve salto temporale con cui ha inizio. E per quanto, forse, abbia tutto sommato senso che una persona raggiunga all’improvviso il limite e perda il controllo, l’effetto mi è parso comunque strano, poco efficace. Di buono, però, c’è il fatto che la sua storyline si incastra a meraviglia col discorso di cui sopra. Con in testa le “regole” seguite dalla serie fino a qui, era evidente dopo due puntate: Carol era condannata a morte. Più si andava avanti e più era ovvio, si stava palesemente trasformando nella nuova versione di Tyreese, o magari di Andrea. La stavano preparando. Non c’erano più dubbi: ecco la (deludente, via) vittima predestinata dell’esordio di Negan. E invece! E invece da Negan l’hanno tenuta ben lontana e se abbiamo una certezza sull’identità di chi è stato ucciso in quel cliffhanger finale è che non si tratta di lei. Insomma, ripeto, sul fronte del totomorti, che alla fine, per quanto mi riguarda, è uno dei maggiori motivi di divertimento offerti da The Walking Dead, secondo me hanno lavorato molto bene.

E poi c'è Negan.
E poi c’è Negan.

E poi c’è, per l’appunto, il finale, spinto a manetta per mesi sul piano promozionale, ma anche nelle singole puntate, lavorando sull’accumulo e sull’attesa della conclusione col botto. Abbiamo visto crescere pian piano tutta la faccenda dei Salvatori, ci sono stati mostrati con molta calma, lasciando subodorare che poteva esserci sotto qualcosa di ben più grosso e montando lentamente il percorso autodistruttivo imboccato da Rick e i suoi, fino ad arrivare a quella puntata conclusiva interamente costruita sul crescendo di tensione e il lento sbriciolarsi del senso di sicurezza. E poi, finalmente, l’entrata in scena, con un Jeffrey Dean Morgan forse un po’ magrolino, ma davvero ottimo per il personaggio, che ne rende a meraviglia la follia divertita e non sbaglia un colpo in quella scena.

Solo che quella scena si chiude col cliffhanger, non ci mostra come va a finire, ci rimanda alla prossima stagione. E internet s’è incazzata. Beh, se lo chiedete a me, al di là del fatto che è esattamente quello che mi aspettavo di vedere (ho i testimoni!), m’è parsa un’idea intelligente, perché crea un cliffhanger che lascia tutti appesi, seppur in maniera diversa, piazzandoti lì un colpo anche in favore di chi ha letto il fumetto e sapeva perfettamente cosa aspettarsi. Fra l’altro, la mossa arriva due puntate dopo aver fatto il solito giochetto dello scambio di morti (nei fumetti non è Denise a beccarsi la freccia), quasi a ricordarci che no, non necessariamente Lucille si è accanita contro chi sappiamo. Senza contare che, fra le riprese in prima persona e le urla soffocate, hanno pure costruito una rete di indizi analizzati dalle truppe di matti e da cui più o meno si capisce che… Insomma, per me è un gran bel finale al termine di una manciata di puntate con alti e bassi, certo, ma complessivamente divertente e piena di momenti riusciti. E sono troppo curioso di vedere come si giocheranno la prossima stagione.

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