Love & Mercy

Love & Mercy racconta la storia di due Brian Wilson. Il giovane leader dei Beach Boys, creativo preda della sua frenesia mentale e di un’ambizione smisurata, e l’uomo di mezz’età che cerca di sfuggire ai problemi mentali e dal deleterio rapporto di dipendenza instaurato con lo psicologo Eugene Landy (interpretato da un Paul Giamatti che, fra Straight Outta Compton e questo film, è ormai uomo di riferimento per il personaggio fangoso dei biopic a sfondo musicale). A interpretare i due volti del protagonista ci pensano Paul Dano e John Cusack, entrambi ottimi, efficaci, coinvolgenti e in parte, per quanto il più giovane dei due sia assecondato da un film più interessante.

Sebbene infatti la costruzione ad alternanza temporale di Love & Mercy sia ben organizzata e il regista Bill Pohlad (un produttore veterano all’esordio dietro la macchina da presa) faccia un lavoro discreto, forse superiore a quel che ci si aspetta dal biopic medio, è soprattutto la parte ambientata nel passato a meritare la visione. I cliché tipici del genere, in realtà, non mancano in entrambe le epoche, ma se la parte dedicata a John Cusack non se ne stacca quasi per niente, il racconto del giovane Wilson trova alcuni spunti interessanti e, da bravo biopic musicale, dà il meglio quando mette in scena il processo creativo e le sessioni che daranno vita a Pet Sounds e Good Vibrations.

Più in generale, a funzionare è un racconto toccante e ben intrecciato con le vicende storiche, che punta sull’emotività di una figura struggente, forse esagerando un po’ nello spingere sul suo triste destino ma trovando comunque qualche momento forte e perfino soluzioni interessanti sul piano registico. Penso per esempio a quella piccola, delicata e bella scena della conversazione al ristorante fra Elizabeth Banks e John Cusack o alla sequenza del sogno visionario che sembra voler omaggiare 2001: Odissea nello spazio. Insomma, Love & Mercy non è certo un film imperdibile, se non magari per i fan di Wilson, ma non è neanche quell’ora e mezza di unghie trascinate sulla lavagna che spesso i biopic finiscono per regalare.

O, perlomeno, io me lo ricordo così, ma l’ho visto quasi un anno fa. Ne scrivo oggi perché in Italia ci arriva questa settimana.

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