Batman v Superman: Dawn of Justice

Batman v Superman: Dawn of Justice prova a raccontare quattro film in uno e fa una fatica boia a riuscirci, impappinandosi già a partire da un titolo che sembra uscito dai listini di un negozio di videogiochi. Quello principale è il seguito diretto di L’uomo d’acciaio, un secondo film su Superman nel quale si racconta talmente tanta roba che potevano tranquillamente venirne fuori due. Ma poi c’è anche il film sul nuovo Batman (un Ben Affleck dalle fattezze cubiche che, se lo chiedete a me, è il miglior cavaliere oscuro mai visto al cinema, sia quando fa Bruce Wayne, sia quando il suo stuntman si mette il costume, nonostante il suo personaggio sia vuoto e sprecatissimo). E poi, ovviamente, c’è il primo episodio del telefilm cinematografico dedicato ai supereroi DC, quello messo assieme in fretta e furia per affiancarsi all’impero Marvel. E nessuno di questi quattro film ne viene fuori particolarmente bene, anche se, forse, nessuno di loro è davvero disastroso.

Anzi, le cose partono benissimo, con una scena che rielabora ad altezza uomo la distruzione di Metropolis al termine di L’uomo d’acciaio, mostrandocela attraverso gli occhi di Bruce Wayne, giocando in maniera intelligente col vecchio tema di Hans Zimmer e gettando subito sul piatto azione, distruzione, personaggi, temi e idee (e cretinate, con gli impiegati che restano tranquilli alla scrivania mentre esplode il pianeta). Il problema è che a quel punto dovrebbe iniziare il film intenso, intelligente, maturo, che prova ad affrontare le risse fra supereroi con un taglio serio e profondo, e quasi subito casca l’asino. Casca perché c’è un motivo se l’approccio casinista e scemotto dei film Marvel tende a funzionare e sta nella natura intrinsecamente ridicola di questi film. Se decidi di prenderli mortalmente sul serio, di alzare il tiro, scrollarti di dosso colori e bambinate, mostrare tutta la depressione che ci può essere in un mondo preso a calci dagli dei, affrontare di petto le tematiche neanche poi così banali che possono venirne fuori, beh, per l’appunto, alzi il tiro e diventa tutto più complicato. Intendiamoci, non è che far ridere la gente sia semplice, anzi, ma un film che si prende sul serio può permettersi molto di meno le sceneggiature raffazzonate e scribacchiate in corsa dei blockbuster hollywoodiani. Un film che vuole parlare di supereroi come dei massimi sistemi non può appoggiarsi al tocco greve e alla poetica da paninaro di Zack Snyder. Crolla tutto, è inevitabile.

E infatti, tolto l’inizio, la prima ora e mezza buona di Batman v Superman è la messa in scena dello spreco. Non solo lo spreco di quattro film potenzialmente divertenti compressi e uniti a calci in culo, ma anche lo spreco di tematiche potenzialmente interessanti trattate col tocco ruvido di un rinoceronte. È solo colpa di Snyder? No, perché lui sarà anche lo zarro più scatenato di Hollywood, ma in mano ha uno script che tratta tutto coi guanti da forno, butta lì tematiche tirate via un tanto al chilo, liquida aspetti secondari tipo “la definizione dei personaggi” con un montaggio e due voci fuori campo e – questa la cosa più fenomenale – tratta ogni singola conversazione come uno scambio di monologhi. Fateci caso: in questo film non esistono conversazioni, c’è solo gente che aspetta il suo turno per sparare il monologhino e, anzi, sembra anche infastidita quando il turno non arriva in fretta.

L’apice, in questo senso, è costituito da quella cosa assurda che è il Lex Luthor di Jesse Eisenberg. Uno vede la scelta di casting e pensa “Ah, che gran trovata, Luthor rielaborato come riccone contemporaneo, il genio che ha fatto i soldi con internet, quale scelta migliore dell’attore che identifichiamo con Mark Zuckerberg?” Poi guardi il film e vedi Eisenberg che passa tutto il tempo a parlare da solo sparando stronzate, cose senza senso, come se la direzione di Snyder fosse “Tu mettiti lì e dì un po’ quel che ti pare, basta che alla fine dici Doomsday”, o “Vai, vai, condisci con le idiozie che ti vengono in mente, però, mi raccomando, qua ci devi infilare un aforisma sul potere”. E poi leggi l’intervista a Snyder in cui scopri che Eisenberg lo voleva per fare un’apparizione a sorpresa, ma durante l’audizione si è accorto che era bravo a fare il pazzo e, beh, tanto valeva prenderlo per fare Luthor. E quindi abbiamo un Lex Luthor che ogni tanto appare nel film, dice cose a caso, fa due piroette e se ne va, come se fosse convinto di essere il Joker di Jack Nicholson. Bene così.

"Cose a caso, bla bla bla, il potere corrompe, bla bla bla, non so cosa sto dicendo, bla bla bla, mi avevano chiamato per fare un cameo, bla bla bla, Doomsday, bla bla bla, ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?"
“Non so cosa sto dicendo, bla bla bla, il potere corrompe, bla bla bla, mi avevano chiamato per fare un cameo, bla bla bla, come se fosse antani, bla bla bla, Doomsday, bla bla bla, ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?”

E insomma, per un’ora e mezza c’è questo pastrocchietto che sembra tre o quattro film messi assieme, che cerca di fare qualcosa di diverso dal solito e dalla concorrenza senza riuscirci davvero, che si spara le pose da introspezione bergmaniana quando al massimo siamo al bigino delle riflessioni superomistiche adolescenziali (non che sia necessariamente un problema, in fondo il target è quello), e poi finalmente arrivano le mazzate. I pupazzoni iniziano a menarsi e, beh, se è quel che interessa, tutto sommato le cose funzionano bene. Lo scontro che dà il titolo al film è ben dipinto, incentrato più sulle motivazioni e sulla forza drammatica della cosa (poi ci torniamo) che sull’azione vera e propria, e quel che arriva dopo, col Batman scatenato contro i criminali e con la mega rissa conclusiva a quattro, è potente e ben gestito.

E qui, nonostante un Doomsday che sta a metà fra il mostro in CG standard e il demone-merda golgotiano di Dogma, Snyder tira fuori le sue doti migliori. L’azione ha un respiro, un senso di scala e una pacca enormi, che si prestano bene a queste risse fra divinità e che nei film Marvel latitano quasi sempre. Inoltre, se c’è una cosa che Zack sa fare bene è la fotocopiatrice: quando si mette lì e tira fuori fotogrammi che riproducono vignette iconiche dei fumetti ne vengono fuori quadretti deliziosi, attimi che trovano un taglio epico notevole, purtroppo non supportato dalla narrazione.

Il problema è che manca la sostanza. In DC/Warner hanno scelto di saltare due o tre passaggi e, praticamente, hanno costruito il loro universo cinematografico passando direttamente dal primo Iron Man ad Avengers, per di più affrontato con l’approccio di Age of UltronBatman v Superman si comporta come se avessimo già visto film su film che raccontano questi personaggi e ne liquida la costruzione con sufficienza. Da un lato ci sta, in fondo stiamo parlando delle due icone più grosse nella storia del fumetto, non c’è bisogno di raccontarle (epperò mi incentri tutto sulla morte dei coniugi Wayne e quindi me la mostri per l’ennesima volta, eh!). Ma dall’altro i personaggi del film hanno fondamenta tremolanti, non hanno sostanza, e manca quindi la ciccia che potrebbe dare reale peso drammatico non solo allo scontro fra i due, ma anche a quel che succede poi, alle svolte drammatiche conclusive (che evito di specificare ma che qualunque appassionato di fumetti può intuire).

E ci si ritrova quindi con momenti teoricamente piuttosto forti, anche ben messi in scena da Snyder, con immagini tagliate in maniera particolarmente evocativa e accompagnate da temi musicali azzeccati, ma a sorreggerli c’è il vuoto e sembra tutto un po’ un’occasione sprecata. Poi, per sicurezza, abbiamo anche le classiche scene da titoli di coda, i “trailer” dell’universo cinematografico, infilate però in mezzo al film, così, per far casino e buttare in mezzo un approccio da serie TV dato per scontato, senza esserselo guadagnato con un lavoro precedente. Ecco, alla fine, in quel bellissimo mondo che è internet, si parla tanto del confronto con Avengers: Age of Ultron e del fatto che quel film viene trattato meglio pur avendo gli stessi difetti.

Ma il problema sta anche lì: certo, anche Avengers, più che un film, è una puntata di un serial TV, ma a quella puntata ci si è arrivati con calma, guadagnandosela un film per volta, mentre qui si dà tutto per scontato, si vuole creare dal nulla una mitologia ancora vuota che finisce per levare fiato al film, oltre che alla mitologia stessa. Al di là del fatto che, oh, Age of Ultron ha mille difetti e condivide questo approccio, ma per l’appunto partendo da basi diverse, e in ogni caso è un film scritto e diretto in maniera molto più equilibrata, compatta e coerente. E Ultron è un cattivo debole ma, abbiate pazienza, mi sembra avere delle motivazioni e una caratterizzazione ben più interessanti rispetto a Jesse Eisenberg che improvvisa cose a caso e al demone-merda-sparafulmini.

Saluti da Krypton.
Saluti da Krypton.

Dopodiché, questo film si merita la pioggia di demoni golgotiani ricevuta da una buona parte di critica? Secondo me, no. È un film scemotto, che lascia poco addosso ma tutto sommato scorre via nonostante la durata logorroica. È il bambino che si impegna ma non ha il talento, prova a fare qualcosa di un po’ fuori dalla sua portata, non fallisce miseramente, ma inciampa parecchio e alla fine butta tutto in rissa e in caciara esattamente come i compagni da cui provava a distanziarsi. Si apprezza il tentativo? Ma sì, dai.. Di certo ha i suoi momenti, per esempio quel bell’avvio, inoltre l’azione è dignitosa e Snyder tira fuori qualche bella immagine, dando il meglio nelle fotocopie dei fumetti e nel dipingere queste divinità mitologiche così lontane dallo sguardo umano. Inoltre, per quanto in maniera sconclusionata, il film getta le basi per un nuovo universo cinematografico (potenzialmente) di successo e ci regala un Batman pieno di contraddizioni e scritto coi piedi, ma che ha un sacco di potenziale e del quale vorrei vedere un film solitario fatto come si deve. La speranza è che da qui in poi si proceda in maniera meno frettolosa e casinista.

Ah, a scanso di equivoci, l’ho visto in lingua originale e Jesse Eisenberg è dignitoso, ma il suo personaggio rimane idiota. L’ho anche visto in 3D ed è tutto un tripudio di roba tirata in faccia.

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8 pensieri su “Batman v Superman: Dawn of Justice”

  1. Direi che concordo.
    La più grossa “pecca” è appunto il comportarsi da “DC Superhero movie numero 1-2-3-4-5” messi insieme. Di conseguenza tante cose vengono buttate lì e “tutto chiaro vero?”.
    E dire che all’inizio ho pensato “Nooo….ancora le origini di Batman?”.
    Ho apprezzato molto la resa della differenza, in termini di potere, tra Batman e i superumani / mostri. Sequenza di Bruce Wayne che si allena come un toro, poi arriva davanti a Superman che con una spintina lo fa volare per metri. Per non parlare della scena in cui Batman guarda Wonder Woman lottare con Doomsday….per la serie “cosa pensavo di starci a fare qui”?
    Mmmm…forse la più grossa pecca in realtà riguarda l’uso di Luthor,partiamo da (teoricamente) niente (primo film,no?) a “sto manovrando tutto io, da parecchio, ovunque”.
    E sono pure matto.

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  2. Batman v Superman si comporta come se avessimo già visto film su film che raccontano questi personaggi e ne liquida la costruzione con sufficienza

    e anche dei fumetti, ma è ovvio, se nò non si finisce più, per dire durante le partite di calcio non ti spiegano mica le regole del gioco.

    Comunque Ben lo ha messo nel culo a tutti. Mi ha fatto piacere che ha vinto batman.

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  3. perchè batman è vuoto?
    il Batman di ben Affleck fa la parte dell’uomo sconfitto dopo 20 anni dedicati al servizio di Gotham. Qui lo vediamo alla fine della sua carriera da cavaliere oscuro. Nel profondo del suo cuore non è riuscito a superare la morte dei genitori, lo vediamo triste, solo e stanco e distrutto come la sua dimora lasciata a marcire.
    La sua vita è la Batcaverna con Alfred.(Tra l’atro il più antipatico di sempre)
    Le cose cambiano con l apparizione di Superman, responsabile secondo Batman di aver portato la guerra sulla terra.

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  4. Dunque, provo a spiegarmi: è vero che anche i fumetti funzionano così, ma la differenza sta nel fatto che comunque le storie precedenti nei fumetti sono state raccontate, qui no. Manca tutto il lavoro di costruzione e sviluppo dei personaggi che dovrebbe dare peso a quel che succede nella parte finale del film. Questo Batman e questo Superman, che non sono certamente quelli dei fumetti, non sono stati raccontati. E certo, si capiscono bene o male eventi e motivazioni, ma un conto è intuirli sulla base di accenni veloci, un conto è averli visti e vissuti. Non so se mi spiego. Per dire, i vari accenni al passato di Batman suggeriscono cose potenti, ma sono cose potenti che non sappiamo, non abbiamo visto e che secondo me, aver seguito e vissuto con lui avrebbe dato tutta una forza diversa a quel che accade qui. E in parte avviene anche per Superman.

    Quel che accade alla fine, considerando cosa accade e a chi accade, dovrebbe essere straziante, e invece sembra che succeda all’ultimo dei personaggi.

    Oh, poi, chiaramente, sono questioni anche di percezione personale, non deve valere necessariamente così per tutti. Io racconto come l’ho visto e cerco di identificare i motivi. 🙂

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    1. A parte le scaramucce con la gatta e la pseudo love story con la figlia di Ras Al Ghul, mi pare di ricordare cose minori (Vicky Vale e altre) ma ho ricordi un po’ fumosi. Di certo non è uno da grandi amori stile Peter Parker, men che meno da una o due donne in tutta la vita stile Clark Kent.

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  5. ma quanto parlano(anche Nolan non scherza), a burton bastavano 60 secondi muti per esprimere il vuoto di bruce, Wayne è fermo, annoiato, assopito. Poi arriva il batsegnale e si risveglia (=comincia a vivere quando diventa Batman).

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