Il redentore – Redeemer

Dubito sia stata una manovra voluta, ma in fondo è buffo e quasi un po’ poetico che Redeemer spunti in Italia (direttamente sul mercato dell’home video, non ci allarghiamo) mentre stanno tutti a chiacchierare della seconda stagione di Daredevil e dello scontro fra il cornetto e l’uomo col teschio sul petto. Perché? Perché il protagonista di questo film è una specie di Punitore appesantito dal senso di colpa, dalla convinzione religiosa e dal certo qual approccio suicida all’attività da vigilante che caratterizzano Matt Murdock. Ma con il fisico di Marko Zaror e un felpino con cappuccio molto pratico per spararsi le pose plastiche. Sto cercando collegamenti troppo arditi? Certo, ma insomma, la verità è che non ho poi molto da dire su questo film e mi trovo costretto a cazzeggiare sulla fascia, un po’ come l’autore Ernesto Díaz Espinoza cazzeggia nelle scene di raccordo fra un pestaggio e l’altro.

Il discorso è semplice semplice: Redeemer non è un bel film d’azione e di mazzate come Kill Zone, è un film piuttosto brutto e parecchio pezzente in cui ci sono dei bei combattimenti e un protagonista dalla… come dire… personalità fisica unica. Le scene di raccordo fra un pestaggio e l’altro sono impresentabili, nonostante si debba dare atto ad Espinoza di impegnarsi per provare a infilarci una certa personalità visiva che vada oltre il budget infimo. Qualche bella immagine, qua e là, spunta anche, la paraculata della musica d’apertura  in stile eighties la si apprezza e tutto sommato è intrigante anche il contesto narrativo, una specie di Cile ai limiti del wasteland, terra bruciata piena di pezzenti nelle mani di criminali senza scrupoli. Il problema è che il racconto è di una noia micidiale, roba da fast forward compulsivo, e gli attori non fanno molto per migliorare la situazione.

Se si sopravvive ai dialoghi da coma profondo e ci si riesce a divertire con Noah Segan, infilato per tenere sveglio lo spettatore facendo il cattivo idiota e costantemente sopra le righe, si può perfino evitare l’avanzamento veloce. In caso contrario, suggerisco di stare attenti a quanto si manda avanti, perché i combattimenti – due o tre sequenze “solo contro tutti” e un paio di duelli – meritano davvero. Zaror ha questa caratteristica particolare di essere una specie di freak che volteggia come un nano cinese nonostante un fisico da cestista americano e – come ben sa chi se l’è gustato nei suoi altri film cileni, o magari in Undisputed 3 – osservare un gigante che sferra quadrupli calci volanti quando meno te l’aspetti fa un certo effetto. Se vi interessa questo aspetto e non l’avete ancora recuperato, Redeemer potrebbe fare al caso vostro. Altrimenti circolare, non c’è niente da vedere.

Come detto, arriva oggi dalle nostre parti, direttamente sul mercato dell’home video. Non che si sentisse particolarmente il bisogno di comprendere appieno le svolte intricate del racconto grazie all’adattamento italiano, ma insomma.

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