Justified – Stagione 6

Come fai a realizzare la sesta stagione di Justified, una fra le serie più belle degli ultimi anni, arrivando dopo quattro annate più o meno della madonna e una quinta che al contrario era di uno sgonfio allucinante? Come fai a chiudere tutto nella maniera migliore, tirando fuori tredici episodi che risolvano ogni faccenda come si deve, trattino nella maniera giusta i personaggi che contano davvero, si prendano il lusso di salutare chiunque vada salutato, mettere tutto quel che va messo, non rinunciare a nulla, tirar di gomito, strizzare l’occhio, divertire, caricare la tensione, far salire la commozione e, insomma, salutare come si deve l’uomo col cappello?

Ah, guarda, io non lo so proprio, come fai, ma porca miseria se l’hanno fatto: la sesta stagione di Justified è una bomba atomica, è la migliore assieme alla terza (opinione personale e insindacabile) e lo è nel contesto di una serie che ha saputo sempre mantenersi su livelli altissimi e che, ad essere onesti, in quel quinto anno partorito dopo la morte di Elmore Leonard, ha deluso così tanto anche per il paragone non facile con i suoi standard soliti. Ma qui, davvero, è tutto una meraviglia. La scrittura è sempre brillante come nei migliori momenti degli anni precedenti, i personaggi vengono trattati tutti bene, la tensione non molla mai e funziona alla grande perfino quel che più di tutto aveva affossato la quinta annata, vale a dire le vicende di Ava.

E ancora, sono meravigliose le aggiunte al cast, fra l’ennesimo ripescaggio da Deadwood (Garrett Dillahunt, che dove lo metti sta sempre bene), un ottimo e stagionatissimo Jeff Fahey, il sempreverde Buddy Garrity, prezzemolina Mary Steenburgen e soprattutto lui, Sam Elliott. Dall’istante in cui hanno annunciato la sua partecipazione, è stato subito come se fosse membro fisso del cast da sei anni. Com’è possibile che Sam Elliott non abbia partecipato a tutte le stagioni di Justified? Non è possibile, ci dev’essere un errore. Eppure è così. Però qui arriva e passa tutto il tempo seminando carisma a badilate in ogni direzione, dando anche alla battuta più esile un peso specifico insostenibile. Mamma mia che fico Sam Elliott. E mamma mia che fico nel contesto di un telefilm in cui fichissimi lo sono tutti, dalla coppia di protagonisti/antagonisti che qui è in forma stellare, giù giù fino anche a quelli che fanno un’apparizione breve solo per salutare un’ultima volta, in maniera anche un po’ posticcia ma che nonostante questo ci sta comunque benissimo. È il farewell tour. Ed è una meraviglia.

Per esempio.
Per esempio.

I personaggi di contorno tornano ad avere la loro dignità e, pur rimanendo nelle retrovie rispetto ad altri anni, perché comunque è evidente che al centro ci devono essere Raylan, Boyd e Ava, trovano tutti il giusto spazio. Il racconto fila una meraviglia in tutti i suoi aspetti, con i vari fili narrativi trattati benissimo e ottimi nel far salire la tensione in maniera perfetta. I cattivi incarnano alla grande il mix di infamia e romantica follia che ci vuole per Justified e, più in generale, sono tutti strepitosi. Come del resto lo sono sempre stati, va detto, tutti i cattivi di Justifiedanche quando magari il loro potenziale veniva sfruttato male (ciao, quinta stagione, ciao). Insomma, fantastici i personaggi, fantastici gli attori, fantastico il modo in cui vengono trattati.

Ma soprattutto, la cosa incredibile è il modo in cui c’è tutto quel che ci deve essere nella stagione conclusiva di Justified, anche in maniera un po’ prevedibile, ma perfettamente organica. Ogni cosa è piazzata lì con gusto perfetto. C’è il carosello di saluti finali, come dicevo sopra, ci sono gli standoff tesissimi, c’è il rotolare mesto verso l’autodistruzione di quasi tutti i personaggi, ci sono un paio di morti prevedibili e un paio di morti che non t’aspetti e che lasciano il segno. E c’è il pistolero finale, quello palesemente inserito solo perché non si poteva salutare Raylan senza un ultimo duello, non si poteva proprio. Ed è palese che il personaggio serve solo a quello, ma caspita quanto è comunque scritto, interpretato e caratterizzato bene, seppur approfondito pochissimo, e caspita quanto è bello, tirato e naturale il crescendo che li porterà a sfidarsi (non è uno spoiler, non può esserlo: il duello c’è per forza).

La sesta stagione di Justified è una conclusione strepitosa e vibrante per una serie fantastica. È stupenda dall’inizio alla fine, senza mezzo tempo morto, senza un singolo personaggio sprecato. No, non è vero, si può discutere di un lievissimo calo di ritmo verso metà, sicuramente un paio di guest star sono trascurabili e i nuovi personaggi, per quanto belli e interpretati alla stragrande, sono senza dubbio secondari e funzionali solo a riempire di ciccia l’arco conclusivo del triangolo fra Raylan, Ava e Boyd. Ma, ehi, anche in questi aspetti lievemente sottotono stiamo comunque parlando di livelli altissimi e la qualità complessiva è una roba pazzesca, il lavoro di gente dal gran talento, che spara fortissimo un’ultima volta per salutare come si deve e anche per dare il giusto omaggio al caro Elmore. E l’ultima puntata è qualcosa di incredibile. Incredibile. La conclusione degli archi narrativi è perfetta. La mezz’ora finale è tutta da occhi sudati. L’incontro alla casa mozza il fiato. L’ultimissima scena strappa il cuore. Mamma mia.

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E niente, ciao. Tristezzissima.

Ah, se non sapete di cosa sto parlando, tiratevi due schiaffi e recuperate al volo questa specie di western contemporaneo al sapore di pollo fritto, che adatta come forse mai prima la scrittura di Elmore Leonard e ci costruisce attorno la bellissima storia di un uomo nato incazzato, costantemente sull’orlo della sbroccata, che se ne va in giro con cappello, pistola e distintivo convinto che oggi abbia ancora senso fare il cowboy. A interpretarlo ci sono il broncio e la fisicità di Timothy Olyphant, che cascano a pennello, il suo antagonista principale è quella meraviglia di Walton Goggins e attorno a loro, nell’arco delle sei stagioni, gravita un cast talmente azzeccato che guarda io non so proprio come sia possibile ma a ‘sta gente bisogna seppellirla di premi, amore e basta.

La stagione l’ho vista qualche settimana fa, ne scrivo oggi perché stasera iniziano le trasmissioni su AXN. Però questa roba va ascoltata in lingua originale, con tutti i suoi accenti assurdi, altrimenti il Dio del pollo fritto non vi vuole bene.

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