Ave, Cesare!

Ave, Cesare segna il ritorno dei fratelli Coen alla commedia flippatissima, completamente fuori di cozza, surreale, sopra le righe, fondamentalmente scema. E, per quanto ci siano lampi improvvisi di quell’approccio anche in A Serious Man A proposito di Davis, era da Burn After Reading, quindi da quasi un decennio, che non la buttavano così brutalmente sul ridere. È anche un film che, per la sua stessa natura tutta bizzarra e che si fa gli affari suoi, è forse destinato a dividere tanto quanto un po’ tutto quello che i due fratelli hanno diretto dopo il trionfo di Non è un paese per vecchi, perché, non è che ci si possa girare attorno, un’opera con questa personalità così assurda la puoi apprezzare solo se per qualche strano motivo ti ci trovi fortemente in sintonia, mentre chi la odia ti accuserà di essere un fan acritico. Insomma, è la solita storia.

Io, a scanso di equivoci, sto dalla parte di chi apprezza, pur con qualche riserva. In Ave, Cesare ci sono sostanzialmente tre film e girano tutti abbastanza bene, anche se forse nessuno dei tre raggiunge le vette maggiori dei Coen e manca un po’ la forza (o la voglia) necessaria ad amalgamarli per davvero. Innanzitutto c’è il cuore narrativo ed emotivo della storia, l’unico personaggio che viene realmente preso sul serio: il produttore cinematografico Eddie Mannix, interpretato da Josh Brolin. La sua è la parabola di un uomo che eccelle nel proprio lavoro ma viene colto da atroci dubbi sulla natura dello stesso, si chiede che valore abbia ciò in cui riversa tutti gli sforzi della propria vita da sveglio e deve prendere una decisione importante mentre continua a gestire tutte le sue faccende. Si tratta di una vicenda in pieno stile Coen, un forte dramma privato e interiore basato su una piccola cosa, circondata dai grandi casini del mondo, ma che diventa enorme per la vita di chi la affronta in prima persona. E per quanto l’impatto drammatico sia molto relativo, la sua parabola è coinvolgente, anche perché scritta e interpretata alla perfezione.

Il secondo film è il delizioso omaggio carico d’amore che, proprio tramite il personaggio di Brolin, i Coen riversano sulla Hollywood degli anni Cinquanta. Lo studio cinematografico e i vari personaggi sono tutti fittizi, ma i riferimenti reali non sono difficili da identificare e il modo in cui vengono messi in scena esprime passione, conoscenza enciclopedica e affetto strabordanti. Il mondo del cinema viene percorso in ogni suo anfratto, spesso in maniera dissacrante, a tratti con taglio quasi divulgativo, ma sempre con evidente affetto. E le scene in cui la macchina da presa indugia sui set, dando vita a una sorta di crack metacinematografico in cui passiamo costantemente dal film dei Coen a quello che viene girato, poi a una sala di proiezione, a un set in cui osserviamo come funzionano le riprese, come le scenografie inseguono le coreografie… beh, sono splendide.

Infine, c’è il terzo film, la commedia surreale e un po’ minchiona che porta avanti le vicende e che, forse, costituisce la parte meno riuscita, o comunque meno interessante, di Ave, Cesare. È una bizzarra storia di rapimenti e riscatti, di sceneggiatori in cerca di riconoscimento e cospirazioni comuniste dietro le quinte, ed è la commedia totalmente surreale e sparata a mille che spiazza e tende a regalare più sorrisi a denti stretti che risate sguaiate. Alla fin fine è tutto uno strizzare l’occhio e ridacchiare tirandosi di gomito e, per quanto certe immagini, tipo quella del sommergibile, siano davvero irresistibili, c’è anche il problema che il giochino di prendere George Clooney o Brad Pitt per farli comportare da cretini completi, forse, ha un po’ finito la benzina. Eppure si assapora lo stesso una personalità unica, uno spirito goliardico che forse solo i Coen riescono ad esprimere in questa maniera e che rende difficile non apprezzare il film nel suo assurdo complesso. A patto di averlo nelle proprie corde, certo.

Inserite pure qui un mio commento sul fatto che l’ho visto in lingua originale e, beh, con quella banda d’attori, che ci vuoi fare?

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3 pensieri su “Ave, Cesare!”

  1. considerando che ho amato alla follia “Fratello dove Sei?”, dovrei essere dalla parte di quelli che escono strappandosi i cappeli, right?

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