Cooked

Cooked è un documentario a episodi basato sul libro omonimo di Michael Pollan (pubblicato in Italia come Cotto – Storia naturale della trasformazione). La miniserie è stata curata da Pollan assieme ad Alex Gibney, uno fra i documentaristi più attivi e celebrati degli ultimi anni, e si divide in quattro puntate seguendo la stessa struttura del libro. L’idea è quella dell’arte culinaria raccontata tramite una divisione in quattro ambiti, corrispondenti agli altrettanti elementi che danno vita alla trasformazione dei cibi: fuoco, acqua, aria e terra. Le quattro sezioni del libro diventano qui altrettanti episodi, nei quali si cerca di affrontare i mille temi visti sulla pagina, rimescolandoli anche con argomenti parzialmente nuovi e sintetizzando un po’ tutto nel giro di quattro ore scarse. Riuscendoci, ma non troppo.

Volendo semplificare, gli aspetti interessanti del libro e, di riflesso, del documentario, sono sostanzialmente tre. C’è l’analisi storica su come sono nati i diversi modi di cucinare e quale influenza hanno avuto sul nostro sviluppo culturale, sociale e fisico, una serie di discorsi molto interessanti, ben documentati e argomentati, che va a costituire forse la parte migliore dell’adattamento. C’è poi tutta la faccenda, molto cara a Pollan, di come l’industrializzazione delle cucine abbia devastato quello che ci infiliamo nello stomaco e di quanto staremmo tutti meglio se decidessimo (o avessimo modo) di metterci a cucinare per davvero, prepararci tutto in casa e abbandonare nella maniera più assoluta l’alimentazione industriale. Ed è anche questo un discorso sicuramente interessante, ben argomentato nel libro ma che in tre dei quattro episodi televisivi esce un po’ spuntato e tirato via, mentre nell’altro, quello dedicato all’acqua, finisce per fagocitare tutto il resto.

E c’è, infine, la componente da documentario “alimentare” classico, quella che traccia il percorso narrativo del libro con le vicende di un Pollan vagabondo che incontra i massimi esperti dei rispettivi reami sparsi per gli USA, dai maestri del barbecue in Carolina (fuoco) a un’amica chef che gli apre le porte del meraviglioso mondo del brasato (acqua), passando quindi al pane (aria) e infine a un tripudio di cibo fermentato (terra). È la parte del libro che fa venire veramente l’acquolina in bocca e mette una gran voglia di sperimentare con le proprie mani, ma è anche quella meno riuscita nella versione televisiva, spesso frettolosa e poco incline a del sano food porn, nonostante comunque i racconti interessanti non manchino e si apprezzi lo sforzo di mostrare anche cose diverse rispetto a quelle di cui parla il libro.

Frullando tutto assieme, cosa ne viene fuori? Un documentario interessante, ma dal ritmo a tratti letargico, che prova a dire tante cose ma fatica un po’ ad approfondirle come dovrebbe e soprattutto finisce inevitabilmente per sembrare troppo striminzito per chi ha letto il libro. Ma proprio in generale, libro o non libro, l’impressione è che si sarebbe potuta abbandonare la struttura a quattro capitoli per dare al tutto un po’ più di respiro, ottenendo magari nel frattempo dei singoli episodi meno affaticati nel tentativo di esaurire i rispettivi argomenti. Rimane comunque una serie gradevole e interessante, che ha senza dubbio molto da dire a chi non conosce la materia e/o non ha letto il libro. Ma, come spesso accade, il consiglio è per l’appunto di gettarcisi, sul libro.

È spuntata su Netflix un paio di settimane fa. Quindi, insomma, ce l’avete lì nell’abbonamento. Dateci un occhio. Che vi costa?

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