Giorni di fuoco

Il 29 aprile del 1992,  il processo per il pestaggio di Rodney King si concluse con l’assoluzione dei quattro poliziotti, nonostante la registrazione su nastro permettesse di ammirare tutti i calci, i pugni e le cinquantasei manganellate. E a Los Angeles si scatenò un inferno a base di rivolte, incendi, negozi svaligiati, veicoli assaliti, negozianti che si armavano per difendersi e migliaia fra soldati e membri della guardia nazionale spediti a cercare di risolvere la situazione. Sei giorni che si stima abbiano provocato oltre sessanta morti e oltre duemila feriti. Sei giorni figli di una delle prime occasioni in cui “Quel che è sempre accaduto” venne piazzato davanti agli occhi di tutti, come oggi accade sempre più spesso grazie alla facilità con cui è possibile registrare e condividere qualsiasi cosa. Ebbene, Giorni di fuoco (All Involved) è ambientato in quei sei giorni, che utilizza come sfondo per raccontare le vicende di diciassette persone coinvolte in quel macello.

Scritto interamente in prima persona, il libro passa da un personaggio all’altro raccontando storie di fantasia, ma ispirate a dati e fatti reali, tirando pugni nello stomaco a raffica. Lynwood diventa una sorta di scenario da film di fantascienza distopica, in cui non c’è più alcuna regola e tutti possono andarsene in giro quasi indisturbati a regolare conti, massacrare persone o farsi massacrare. I personaggi spaziano in ogni direzione, dal criminale di mezza tacca al pompiere, dalla sorella in cerca di vendetta per l’omicidio che apre il libro, al negoziante coreano diventato vigilante, e la varietà di voci è raccontata con forza, passione, notevole capacità di far parlare personaggi dalla caratterizzazione molto diversa.

Ci si trova immersi in uno scenario da incubo ma allo stesso tempo tremendamente realistico e attuale, che si ispira a fatti di oltre vent’anni fa, sembra roba dell’altro ieri e non starebbe male in un romanzo ambientato fra trent’anni. E nonostante qualche passaggio un po’ forzato, una certa tendenza a far incrociare tra loro le vite dei protagonisti in maniera eccessiva, Giorni di fuoco funziona davvero bene, coinvolge dall’inizio alla fine e in più momenti lascia straziati. Poi, certo, alcuni capitoli girano meglio di altri, un paio di personaggi suonano abbastanza superflui e quando il racconto si ferma per dar spazio alle riflessioni ad alta voce si incrina un po’ tutto, ma rimane un gran bel libro che vola via come niente.

L’ho letto tre o quattro mesi fa, in lingua originale, durante le notti trascorse dietro alla neonata. Ne scrivo oggi perché questa settimana esce in Italia, pubblicato da Guanda.

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