Z Nation – Stagione 2

Nella prima manciata di ore della seconda stagione di Z Nation abbiamo visto: Murphy pappone con le zombi spogliarelliste, una sparatoria da quaranta minuti diretta dal nostro amico John Hyams col solito manico, una morte importante gestita alla perfezione, un omaggio adorabile (anche se magari non riuscitissimo) a Mad Max, la marijuana zombi, il formaggio gigante rotolante pialla zombi e il figlio del messia zombi coi re magi zombi. Ed eravamo solo all’inizio, perché nel resto di questi quindici, deliziosi, divertentissimi e adorabilmente trash episodi si passa da Roswell al Grand Canyon, si affronta un nuovo zunami, si incontra il cartello della droga postatomico guidato da una Gina Gershon scatenata e si vedono chissà quante altre cose meravigliose che avrei voluto citare ma di cui ho perso il conto. Insomma, anche nel secondo anno, Z Nation è stata uno spacco. Come prima, più di prima.

La fiducia e la sicumera da seconda stagione si sentono dal primo istante e la serie non si fa il minimo problema a sparare sempre più alto, forte anche di un equilibrio ormai solido fra i vari elementi. Il trash è sempre spinto, privo di vergogna e carico di invenzioni deliziose, ma non arriva quasi mai a sbracare fino al punto di spezzare il bilanciamento con gli elementi più avventurosi e drammatici. Il risultato è una stagione che non fa patire il maggior numero di episodi e riesce invece a sfruttarli per dare maggior respiro e solidità all’arco narrativo, senza rinunciare mai a proporre comunque anche singole situazioni più o meno autoconclusive da una puntata all’altra. E il tutto è immerso in quello spirito delizioso che già era emerso di prepotenza nel primo anno.

Z Nation rimane infatti una serie che si fa brutalmente gli affari suoi, senza guardare in faccia a nessuno. Sputa in faccia alle regole del genere e spara a mille in ogni direzione, continuando a tirar fuori un’idea delirante dietro l’altra, costruendo un universo sempre più ricco e proiettando le sue trame verso potenziali sviluppi futuri sempre più interessanti e sbarellati. Murphy, protagonista a sorpresa emerso a metà della prima stagione, è e rimane un antieroe fantastico, trascinato a forza nel suo ruolo di messia più o meno non morto e delizioso in ogni sfaccettatura di un carattere sopra le righe e fuori dagli schemi. E attorno a lui c’è un cast sempre più a proprio agio con i personaggi e in sintonia, che accoglie con amore i nuovi arrivi, permettendo loro di svilupparsi come si deve e dando il giusto spazio a tutti, con in particolare un Doc mattatore.

Ma soprattutto, Z Nation continua ad essere uno spacco. Qualche passaggio a vuoto c’è, ma tutte (o quasi) le puntate sanno offrire lampi di gran divertimento, azione, idee come se piovessero, voglia di mantenere il racconto sempre dinamico e sorprendente, risate senza freni e perfino spunti drammatici intriganti. E continuano anche le sperimentazioni narrative più o meno “meta”, come già se ne erano viste nella prima stagione, anch’esse più equilibrate, sempre molto consapevoli, azzeccate tanto nei piccoli inside joke quanto nel prendere possesso di intere puntate. Boh, non so davvero che altro dire, al di là del fatto che il finale di stagione è meno “esplosivo” rispetto all’anno scorso ma fa comunque alla grande il suo dovere. Se non state seguendo Z Nation, è il momento di rimediare, a meno di allergie intense per la serie B spinta e le budella esplicite.

L’angolo dello spoiler. Vogliamo parlare di come vengono gestite le morti in questo telefilm? OK, ammazzare l’attore più famoso nel pilota è un colpo di teatro ormai visto e rivisto fra cinema e TV, ma con Garnett e Mack, come la mettiamo? Per fare un parallelo stiracchiato ma non troppo, è come se in The Walking Dead avessero ucciso Rick a metà della prima stagione e Glenn all’inizio della seconda. Ma pure Cassandra, dopo uno sviluppo di quel tipo, era un personaggio su cui si poteva costruire parecchio, e invece – tac – eliminata in maniera crudele. Poi, certo, anche qui ci sono degli intoccabili e dubito che Murphy possa morire, ma insomma, eh.

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