Broad City

 Broad City nasce come serie per il web pubblicata su YouTube fra il 2009 e il 2011, riscuote un discreto successo, viene notata dalla gente che conta (tipo Amy Poehler, che fa pure una comparsata nell’ultimo episodio) e, a gennaio 2014, diventa una serie TV vera e propria, prodotta fra gli altri proprio dalla Poehler e trasmessa sul network Comedy Central. I due personaggi principali, Ilana e Abbi, vengono interpretati da Ilana Glazer e Abbi Jacobson, autrici e creatrici della serie, e sono due ventenni sciamannate ebree newyorkesi intente a cazzeggiare il più possibile e a non fare troppi disastri in ambito lavorativo. Broad City racconta le loro storie demenziali, sconnesse e allucinate, regalando uno sguardo completamente assurdo sulla vita dei giovani abitanti della grande mela.


In un certo senso, Broad City è una specie di Girls molto meno sboccato, ma molto più allucinato, in cui ogni volta che la serie di Lena Dunham piazzerebbe una svolta drammatica e straziante, quella di Glazer e Jacobson schiaccia il pedale dell’assurdo. Si ride in entrambe, ma se da una parte c’è sempre l’occhio lucido dietro l’angolo, dall’altra, dietro lo stesso angolo, c’è sempre l’occhio con la pupilla dilatata. Le due protagoniste sono i classici personaggi da commedia americana moderna post-Apatow: delle insopportabili fancazzare, sempre impegnate a compiere le scelte più assurde e combinare un casino dietro l’altro, senza il coraggio di ammettere i propri errori. È una maniera lancinante di estremizzare i difetti umani e riderci su, che spesso rischia di rendere difficilmente tollerabili i personaggi, eppure, magari dopo un paio di puntate d’assestamento, per qualche motivo Broad City funziona.

Forse è per gli improvvisi lampi di genio delle sceneggiature, che alternano scene da comicità stoner ad assurde trovate demenziali che non sfigurerebbero in un film del trio Zucker-Abrahams-Zucker e raggiungono lampi da lacrime agli occhi quando, per fare un esempio a caso, la ricerca di un ufficio postale per il ritiro di un pacco si trasforma in una specie di avventura inquietante che omaggia Shutter Island. O sarà magari per il cast di contorno quasi sempre molto azzeccato (e, come da prassi,  arricchito di guest star a partire dal secondo anno) nel mostrare le reazioni di gente più o meno normale alle prese con le due squilibrate protagoniste. Oppure è il fatto che proprio loro, le squilibrate, oltre ad avere un’intesa clamorosa, sotto sotto nascondono una punta di umanità con cui è facile identificarsi e che mostra in maniera folle, ma a modo suo molto realistica, le difficoltà, i dubbi, il panico del ritrovarsi all’improvviso alle prese con la vita da adulti.

Negli USA è appena iniziata la terza stagione, che fra l’altro dovrebbe intensificare l’approccio narrativo “propagato” di episodio in episodio, e ne è già stata confermata una quarta. In Italia attendiamo ancora di vedere le prime due. Non tratterrei il fiato.

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