The Knick – Stagione 2

La seconda stagione di The Knick porta avanti il racconto, il taglio, l’atmosfera e le idee del primo anno, ma allo stesso tempo prova ad esplorare strade diverse, ad allargare i suoi orizzonti, e non sempre lo fa al meglio. Però è e rimane un pezzo di televisione che levati, una roba imperdibile, che Steven Soderbergh ha curato in maniera totalitaria, rendendola davvero sua in modi forse unici nell’ambito televisivo. Due anni con un inizio, uno svolgimento e una fine estremamente coerenti, in attesa di capire quali storie verranno raccontate, ma soprattutto chi le racconterà, se e quando andrà in porto il progetto per le prossime due stagioni.

Il paradosso di questa seconda annata, comunque, sta nel fatto che il suo aspetto più interessante è forse anche quello che la rende meno riuscita e coinvolgente: la scelta di cambiare. Il racconto si amplia, va ad accogliere in misura maggiore i vari personaggi di contorno, fa forse un po’ di più la serie televisiva classica e trova in questo alcune storie azzeccate, anche perché comunque imprime sull’operazione il taglio tutto particolare con cui Soderbergh ha caratterizzato la serie. Il problema, però, è che non tutto ciò che è nuovo risulta poi così interessante e se da un lato è bellissimo seguire il rapporto fra Harriet e Cleary, due personaggi scritti e interpretati in maniera deliziosa, dall’altro la divagazione quasi da thriller delle indagini di Cornelia è di un prevedibile e un insapore rari.

E il problema, soprattutto, è che a farne le spese sono “pezzi” importanti di racconto messi un po’ in disparte. Un protagonista bello e fondamentale come Edwards, nella seconda metà di stagione, svanisce fra le retrovie in maniera imperdonabile e alcuni personaggi dal bel potenziale, su tutti Opal, vengono introdotti e poi abbandonati a loro stessi. Ma soprattutto, c’è troppo poco Thackery. E quando non c’è Thack sullo schermo, anche nei momenti migliori, è veramente difficile non ritrovarsi a pensare “Sì, OK, ma dov’è Thack? Datemi Thack!” E poi c’è pure un maldestro tentativo di riprodurre quel clamoroso pezzo di televisione che fu la puntata della rivolta, con un altro racconto “di emergenza” molto meno riuscito.

Dopodiché, intendiamoci, rimane una serie strepitosa. La sperimentazione sul piano visivo è ancora una volta notevole e si vede che lo stesso Soderbergh si è divertito a caratterizzare il cambio di direzione con l’estetica, i colori, la fotografia molto meno claustrofobica. Il secondo anno di The Knick chiude comunque molto bene il libro aperto nella prima stagione e trova alcuni momenti strepitosi e folli, per esempio quell’operazione d’emergenza per salvare una madre, la divagazione tropicale in cui Soderbergh sembra voler omaggiare il suo adorato I predatori dell’arca perduta o tutta la clamorosa ultima puntata. Continua insomma ad essere TV imperdibile, anche se forse lievemente meno riuscita rispetto agli esordi, e mi mancherà tantissimo.

Oh, poi, vai a sapere, vediamo cosa combinano per provare a portarla avanti nelle mani di qualcun altro.

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