99 Homes

99 Homes ruota attorno a un concetto morale semplice ma sempre efficace: siamo tutti bravi a fare i gran signori da smartphone scribacchiando status su Facebook dalla comodità della tazza del cesso, ma se ci ritroviamo col culo per terra e ci viene offerta una chance di salvezza alle spese degli altri, che facciamo? Il film racconta di Dennis Nash, un giovane padre di famiglia (Andrew Garfield) messo alle strette dalla carenza di lavoro provocata dalla crisi immobiliare, che non riesce a pagare il mutuo e si ritrova sfrattato. Ad eseguire lo sfratto è Rick Carver, un agente/speculatore immobiliare (Michael Shannon) che finirà per offrire un lavoro al giovane, “costretto” quindi dagli eventi a rifarsi una vita facendo agli altri quel che è stato fatto a lui. Una storia semplice e potente, insomma, raccontata in maniera altrettanto semplice e potente, attraverso un film drammatico che ha la forza trascinante, il ritmo e la tensione di un thriller.

Ramin Bahrani, sceneggiatore e regista, accusa un sogno americano che funziona alla grande, ma solo se si appoggia sulle disgrazie altrui e mostra un protagonista che, se messo di fronte all’opportunità di conquistarsi facilmente una vita agiata, sposta parecchio in alto la soglia di tolleranza per le disgrazie che fanno la propria fortuna. Il messaggio non viene comunicato in maniera particolarmente sottile, ma 99 Homes funziona forse anche per questo e per il taglio da film di genere, che alimenta una tensione torcibudella grazie alla notevole colonna sonora e al ritmo incalzante. Bahrani non si fa problemi a mostrare le cose in maniera brutale e il suo film mostra una straziante sequenza di sfratto dietro l’altra, con un succedersi degli eventi che fa venire in mente i licenziamenti di Tra le nuvole, ma nel contesto di un film dai toni decisamente meno leggeri.

In tutto questo, cade a meraviglia l’interpretazione di Michael Shannon, uno che se lo metti nell’inquadratura fermo col suo sguardo corrucciato ti fa già da solo mezzo film. Rick Carver è  un cattivo che giustifica le proprie azioni puntando il dito sullo status quo: il suo lavoro era mettere la gente nelle case, è il resto del mondo che l’ha trasformato in buttare la gente fuori dalle case. È colpa di chi si è preso mutui che non poteva permettersi, di chi ha truffato i propri affittuari, delle banche che hanno concesso finanziamenti senza senso, del governo che ha deregolamentato tutto, della gente che ha fatto finta di non vedere e si è convinta che potesse piovere tutto dal cielo. E forse è anche vero, ma dove sta il limite fra la necessità di continuare a fare il proprio lavoro e la scelta di guadagnarsi una vita agiata devastando quelle altrui? Su Facebook, forse.

Dopo essersi fatto il giro dei festival mondiali (anche Venezia!) nel 2014, il film è uscito nelle sale internazionali l’anno scorso ed è arrivato in Italia, direttamente su Netflix, senza passare dal via, una settimana fa.

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