Deadpool

Il film di Deadpool esiste in primo luogo grazie alla perseveranza di Ryan Reynolds, che oltre dieci anni fa s’è intestardito sul voler interpretare questo personaggio al cinema, non è rimasto particolarmente soddisfatto dall’apparizione nel primo Wolverine (dagli torto) e si è poi impegnato di brutto coi suoi amichetti nel lavorare ai fianchi chi avrebbe dovuto metterci i soldi, fino a convincere la produzione anche grazie al buzz generato su internet dal leak del video di prova. O, comunque, questa è la versione ufficiale delle cose, ma è difficile non gettare nel mucchio delle motivazioni il successo clamoroso, e da molti inatteso, di un film come Guardiani della galassia, basato su fumetti noti solo ai fan e incentrato sul desiderio di scardinare le convenzioni e buttarla sul dissacrante, pur rimanendo in maniera abbastanza diligente all’interno dei confini dettati dal genere. Ecco, Deadpool, nella sostanza, è l’equivalente di quell’operazione nel contesto dei film Fox dedicati agli X-Men, poco importa quanto la cosa sia voluta o consapevole. E, pur con diversi limiti, è anche una bella sorpresa.

Il bello di Deadpool, il personaggio, è storicamente anche il motivo per cui è molto difficile utilizzarlo bene e la maggior parte delle sue storie a fumetti è abbastanza trascurabile. Deadpool è un pazzo furioso dalla personalità schizoide, fortissimo ma anche pasticcione, praticamente invincibile ma tutt’altro che onnipotente, con un cuore d’oro nascosto sotto svariati strati da infame e, soprattutto, consapevole di vivere nei fumetti. È forse l’unico personaggio Marvel che sa sempre di essere un buffone, scritto da qualcuno per gironzolare in mezzo a cretini in calzamaglia, e gran parte dell’umorismo che permea le sue storie sta nei mille giochetti metalinguistici che ne vengono fuori, oltre che nel contrasto fra la sua buffonaggine e il prendersi sul serio di chi gli sta attorno. Tutto questo lo rende un personaggio molto difficile da gestire, con cui è facile andare fuori misura, che ha un ruolo problematico nel contesto di un universo condiviso e che perde abbastanza di senso se ti metti a utilizzarlo per raccontare storie di supereroi tradizionali. E infatti, per l’appunto, raramente funziona davvero.

Ecco, il pregio principale di Deadpool, il film, sta nei tanti momenti in cui riesce a centrare il personaggio e a utilizzarlo in maniera dissacrante, per prendere in giro tutto e tutti, partendo da se stesso, inseguendo l’universo cinematografico degli X-Men nel quale il film si inserisce e arrivando a fare il giro per ridere anche di tutto ciò che sta fuori, dalla carriera di Ryan Reynolds in su. Certo, a furia di provarci con tutte le forze, non se  ne sfugge, qualche battuta manca il bersaglio e ogni tanto si esagera, ma nel complesso, vuoi anche perché Ryan Reynolds come macchinetta sparacazzate è perfetto, il circo funziona e si ride parecchio. Che l’attore fosse adatto al personaggio si era intuito in quei cinque minuti nei quali l’avevano lasciato parlare in X-Men: Le origini – Wolverine ma qui, a suo supporto, ci sono una sceneggiatura brillante (firmata dagli autori di Zombieland), un cast di contorno che gli fa bene da spalla e un regista esordiente che sfrutta la sua esperienza nell’animazione per dar vita a scene action molto plastiche, elaborate e finalizzate a strappare più sorrisi che fomento.

I momenti in cui Deadpool cala sono fondamentalmente quelli in cui abbandona l’impronta dissacrante per appoggiarsi su binari più classici da storia d’origini. Da un certo punto di vista, la doppia anima del film ci può anche stare, perché in fondo è coerente con la natura schizofrenica del protagonista, ma il problema è che la parte più, come dire, “seria” del film è al massimo ordinaria. Intendiamoci, c’è del buon mestiere, Miller regala qualche scazzottata dignitosa e lavora con ingegno coreografico per non far pesare troppo gli evidenti limiti di budget. Inoltre, viene mantenuto quasi sempre il tono stupidino e la voglia di prendere tutto in giro, cosa sicuramente apprezzabile, ma la storiella del mercenario che diventa superumano psicopatico per amore lascia abbastanza il tempo che trova, anche perché il resto dei personaggi funziona solo in quanto bersaglio delle sue scemenze e il cattivo è insignificante come da canone dell’era cinematografica Marvel.  Ma d’altra parte, se c’è un caso in cui tutto sommato è normale è dovuto che il protagonista si mangi tutti quanti, beh, è questo, e comunque i vari attori riescono a infondere il minimo sindacale di personalità necessaria nei personaggi minori.

Insomma, nonostante qualche limite, nel complesso Deadpool è un film abbastanza riuscito nei suoi intenti. Tutta la parte iniziale, una lunga scena d’azione scomposta, spezzettata e ricostruita attorno a brani di racconto, è davvero bella e molti altri passaggi del film mostrano un certo desiderio di inventarsi qualcosa. Il tono spumeggiante e consapevole funziona per la maggior parte del tempo e la scelta di accettare un rating R sul mercato americano apre le porte a un’evidente libertà totale non solo nel linguaggio scurrile e nella violenza (che certo non mancano) ma proprio nel lasciarsi un po’ andare a quelle scariche d’assurdo che, da fan della prima ora di James Gunn, mi sono un po’ mancate in Guardiani della galassia. Ecco, l’altro segno del mio gradimento nei confronti Deadpool va, in maniera tutto sommato azzeccata, anche al di fuori del film stesso. Ne ho apprezzato il ritmo, la comicità, la natura demenziale e delirante con cui approccia l’inserimento tra i film degli X-Men, le tante idee azzeccate e, banalmente, il fatto che dura meno di due ore. Ma soprattutto, ne sono uscito fantasticando su un (im)possibile Guardiani 2 con rating R in cui James Gunn fa davvero il James Gunn fino in fondo. E invece bisogna accontentarsi.

Ah, l’ho visto in lingua originale, quindi è il momento delle banalità: Ryan Reynolds, come detto, è davvero bravo e in generale la scrittura dei dialoghi mi sembra un discreto incubo di adattamento, quindi vi faccio un in bocca al lupo per la versione italiana, anche perché i trailer non promettono bene.

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