You’re The Worst – Stagione 2

Con la prima stagioneYou’re the Worst si è conquistato l’amore incondizionato della critica e un bel gruppetto di appassionati, ma non un successo di pubblico clamoroso. E infatti il secondo anno è stato spostato da FX a FXX, dove l’aspettativa è minore e una serie può permettersi di campare anche nel suo ristretto circoletto di fedelissimi (tant’è che abbiamo il rinnovo per il terzo anno). A questo punto, Stephen Falk e compari potevano adagiarsi sulla formula che aveva (relativamente) funzionato, e spingere sulla classica ripetitività da commedia televisiva. Ne sarebbe probabilmente venuta fuori una serie divertentissima, intelligente e particolare come già nel primo anno. Oppure, forse, alla lunga avrebbe mostrato la corda, come onestamente mi sembra che i primi episodi di questa seconda stagione un po’ facciano. Ma il bello è che non si sono adagiati per nulla.

Il cuore della seconda stagione di You’re the Worst sta infatti nell’esplosione di un filo narrativo appena accennato nelle prime puntate, ma che pian piano prende possesso della serie e la trascina di forza nel fantastico mondo della nuova televisione americana da mezz’ora di cui vado cianciando ogni volta che me ne capita l’occasione. Non riparto qui col mio solito pippone sul fatto che ormai il vero “drama”, quello umano, vitale, e credibile, non sta nel trionfo di depressione delle serie da un’ora, ma nella creatività e nella capacità di fondere stili e umori di quelle da mezz’ora (ops, sono ripartito), ma insomma, la sostanza è tutta lì e quando You’re the Worst abbraccia per davvero questo suo nuovo impeto, la serie torna a decollare su ogni fronte.

Ma qual è, l’argomento? La depressione clinica, le difficoltà che questa crea nei rapporti umani e come sia possibile affrontarla. Lo si fa tramite il solito approccio della serie, mescolando quindi i suoi raptus di assurdità e la sua comicità scorretta e sopra le righe con un taglio fondamentalmente e profondamente umano nella caratterizzazione dei personaggi e del loro comportamento. Ne viene fuori una decina di puntate strepitose, che brillano di creatività sia negli slanci più intensi ed emotivi (LCD Soundsystem), sia negli improvvisi sbalzi di irresistibile delirio demenziale (Spooky Sunday Funday), e in tutto ciò che viene fuori dal miscuglio di allegria, umorismo, toni cupi, dramma e comicità sparata a mille. Funziona tutto, funzionano i protagonisti (bravissimi anche nell’uscire dai binari più tradizionali dei loro personaggi) e funziona il cast di supporto, anche per la voglia di non abbandonarsi ai cliché nelle piccole cose, per esempio nel modo delizioso su cui la stagione chiude le vicende di Edgar e Dorothy. Insomma, You’re the Worst continua ad essere una bomba.

E continua a non essere trasmesso in Italia, immagino perché, ehi, non avremo mica bisogno della miglior “comedy” attualmente trasmessa negli USA, no?

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