Knights of Sidonia

Knights of Sidonia è una serie animata prodotta da Polygon Pictures e ispirata all’omonimo manga di Tsutomu Nihei (pubblicato in Italia da Planet Manga). La serie TV, composta da due annate da dodici episodi ciascuna, ha raggiunto i quattro angoli del globo grazie alla distribuzione targata Netflix, che nelle scorse settimane l’ha vista apparire anche nel catalogo italiano. E di che parla? Racconta della sanguinaria lotta fra i pellegrini sopravvissuti della razza umana, rinchiusi in una gigantesca astronave un po’ come in Battlestar: Galactica, e una misteriosa razza aliena di gigantesche creature mutaforma note come Gauna. Come sta andando? Beh, sono trascorse ormai migliaia di anni dalla fuga dal nostro pianeta e ci difendiamo come possiamo, utilizzando orde di robot per respingere i continui attacchi e facendo evolvere la razza umana in nome della sopravvivenza, fra persone capaci di mutare sesso a piacere e l’acquisizione della capacità di nutrirci tramite fotosintesi, che riduce le necessità di cibo. Insomma, bene ma non benissimo. E come da tradizione della narrativa più o meno per ragazzi alla giapponese, c’è un giovine bizzarro e umanamente un po’ impacciato, ma dal talento di pilota mostruoso, pronto a salvarci tutti. Sigla!

Questa cosa imbarazzante qua sopra è il video ufficiale della canzone che fa da sigla d’apertura alla prima serie di Knight of Sidonia. Siamo delle parti del “cannot unsee”, ma insomma, su YouTube non ho trovato la sigla, che ci dobbiamo fare? Vi garantisco che in apertura delle puntate ci sta bene! Comunque, non divaghiamo. Il bello di Knights of Sidonia sta più che altro nell’approccio. Pur non rinunciando a tanti cliché dell’animazione giapponese, dal citato protagonista a certi inserti comici demenziali che solo in questo contesto possono non risultare tremendamente fuori posto, la serie riesce a trovare una personalità tutta sua grazie al modo in cui insegue una certa misura di realismo “drammatico”. Knights of Sidonia si inserisce nel filone dei robottoni spersonalizzati e visti come semplici macchine da guerra, in un conflitto nel quale quasi ogni singolo pilota è carne da macello, il morto a sorpresa è sempre dietro l’angolo ed è meglio non affezionarsi troppo.

Inoltre, per quanto non manchino sequenze d’azione che modellano come plastilina le leggi della fisica, c’è una piacevole attenzione a un certo livello di credibilità. Quando l’enorme astronave Sidonia, sostanzialmente un pezzo del pianeta Terra con all’interno una sorta di città verticale molto affascinante, è costretta a manovre d’emergenza, i generatori di gravità non riescono a compensare e la gente muore. In massa. Quando un robot riceve una pizza fortissima in faccia, il pilota al suo interno subisce il contraccolpo, con conseguenze che possono spaziare tra ossa rotte, ferite gravi, morte sul colpo e altre sciccherie. Gli stessi robot hanno munizioni e combustibile limitati e se un pilota, per qualche motivo, si ritrova fuori dal raggio d’azione della Sidonia, rischia di rimanere abbandonato a se stesso e ritrovarsi condannato a una morte solitaria (aspetto, questo, che viene ovviamente sfruttato per un episodio specifico, il quale ricorda a sua volta molto una puntata di Battlestar: Galactica… tanto di quello anni Ottanta, quanto di quello più recente).

Insomma, le esagerazioni e le caratterizzazioni assurde da anime vengono strizzate dentro un contesto più terra terra, brutale, drammatico e a modo suo realistico, che dona al tutto una personalità forte e affascinante. Inoltre, i personaggi sono per lo più ben caratterizzati, le svolte narrative funzionano (anche se i cliché non mancano), l’impatto drammatico centra quasi sempre il bersaglio, gli antagonisti, pur non particolarmente originali, sono intriganti e l’animazione pesantemente computerizzata fa alla grande il suo dovere, donando all’azione grande spettacolarità e trovando un’ottima sintesi fra tradizione e suggestioni di matrice videoludica. Insomma, Knights of Sidonia è davvero bello e consigliato. O, perlomeno, lo è la prima serie. Sulla seconda ho già qualche riserva in più, a causa del modo in cui viene affrontata l’introduzione di un personaggio un po’ particolare e di come viene portato avanti il racconto. In pratica, il blocco centrale di episodi si trasforma in una specie di Orange Road nello spazio un po’ tedioso, che ogni tanto regala una botta di vita con qualche scena d’azione. E se da un lato l’idea ci sta, perché varia l’atmosfera e aiuta a dare spessore ai personaggi, dall’altro il ritmo va a farsi benedire e, in generale, la bella personalità della serie tende un po’ a sfumare. Ma insomma, non è una tragedia, rimane comunque tutto guardabile e il finale è senza dubbio molto, molto azzeccato.

Come detto, sta su Netflix, in lingua originale con sottotitoli in italiano. O, boh, se preferite, potete pure guardarvelo doppiato in inglese, portoghese e spagnolo, per carità.

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3 pensieri su “Knights of Sidonia”

    1. Il finale rimane aperto, ma è anche chiaramente un finale, ha un tono da ultima puntata. Però, certo, se vogliono andare avanti, di materiale ce n’è. Non sono riuscito a capire se sia previsto.

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