Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick

In the Heart of the Sea (USA, 2015)
di Ron Howard
con Chris Hemsworth, Benjamin Walker, Cillian Murphy

Heart of the Sea è un adattamento del libro omonimo che racconta la storia della baleniera Essex, attaccata e affondata da un capodoglio in pieno Oceano Pacifico nel 1820. Sono le vicende che hanno ispirato Herman Melvillle nella scrittura di Moby Dick e infatti la storia viene messa in scena inserita in una cornice, nella quale un sopravvissuto al disastro racconta i fatti al giovane scrittore. Proprio la cornice è forse la zavorra più invadente nel limitare la piena riuscita del film, appiccicata lì solo per esplicitare l’aggancio alla balena più famosa della storia, impacciata nel modo in cui prova ad aumentare le aspettative e dannosa nella scrittura quando finisce per raccontare troppo a parole, senza lasciare che siano le immagini a farlo (un esempio su tutti: l’evoluzione nel rapporto fra i due protagonisti). All’interno della cornice, però, si trova un film d’avventura non particolarmente originale, senza dubbio con dei problemi, ma abbastanza riuscito, godibile e non poi così distante dal celebratissimo Rush.

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The Man in the High Castle – Stagione 1

The Man in the High Castle – Season 1 (USA, 2015)
creato da Frank Spotnitz
con Alexa Davalos, Rupert Evans, Luke Kleintank, DJ Qualls, Joel de la Fuente, Cary-Hiroyuki Tagawa, Rufus Sewell

Sostenere che ci sia un modo corretto per guardare qualcosa è un po’ antipatico ma forse, a volte, è l’unica cosa sensata da dire. La questione è semplice: se ci si avvicina a The Man in the High Castle con il piglio da integralisti del romanzo originale di Philip K. Dick (noto dalle nostre parti come La svastica sul sole, ma anche come L’uomo nell’alto castello), è difficile non uscirne incazzati neri e gridando allo stupro. Frank Spotnitz (braccio destro di Chris Carter su X-Files e derivati negli anni Novanta, poi creatore di diverse serie TV action più o meno riuscite) ha compiuto un lavoro di adattamento piuttosto articolato, prendendo lo spunto, l’ambientazione, diversi personaggi, eventi ed aspetti del libro, ma rimaneggiando tutto a uso e consumo di un’ambiziosa serie televisiva dell’anno 2015. L’ha fatto compiendo scelte anche piuttosto radicali e che, se lo chiedete a me, sono più o meno tutte intelligenti, ma il risultato è un racconto “ispirato a” che potrebbe scontentare chi sperava in un adattamento più fedele. Chi invece non se ne preoccupa (come, ovviamente, chi non ha letto il libro) dovrebbe dare una chance a The Man in the High Castle, perché si tratta di una serie TV ambiziosa, coinvolgente, dal livello produttivo sorprendente e che promette di poter divertire per parecchi anni.

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The Walking Dead – La stagione 6 fino a qui

La sesta stagione di The Walking Dead parte col botto, gettando lì una situazione convulsa, dal ritmo trascinante, che va a coinvolgere in maniere diverse un po’ tutto il cast allargato, compreso qualche nuovo arrivo, e si protrae con grande efficacia per le prime tre puntate. Guardandosi poi questa prima metà d’annata nel giro di pochi giorni, come ho fatto io, quelle prime tre puntate lasciano quasi senza fiato, non necessariamente per il ritmo, che come al solito alterna momenti d’azione ad altri più lenti, ma per il modo eccellente in cui viene gestito tutto quanto. Lo sviluppo degli eventi è articolato, ben pensato e organizzato, con una bella evoluzione delle due minacce affrontate in parallelo e un ottimo sfruttamento di quella struttura a racconto “alternato” che è tratto caratteristico della serie da ormai quattro anni. Insomma, bene, molto bene.

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