Agents of S.H.I.E.L.D. – La terza stagione fino a qui

La terza stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., almeno per quel che abbiamo visto fino a oggi, sembra essere quella delle conferme. C’è la conferma di un livello qualitativo mediamente buono, che si è lasciato alle spalle certi tonfi del primo anno ma trova solo saltuari picchi in episodi sparsi. C’è la conferma del tono generale e dell’utilizzo del cast, con quel continuo inseguirsi di dramma spinto, umorismo, azione e momenti sorprendentemente cupi. C’è, nonostante il caro Joss, di fatto, con la serie abbia molto poco a che vedere, un allineamento talmente netto sui binari classici “whedoniani” che le trovate più forti di questa stagione, pur ben realizzate e in grado di funzionare, non possono che lasciare addosso un senso di “been there, done that” nella capoccia di chi a suo tempo seguì Angel e Buffy. E c’è quell’atmosfera da contenuti speciali dell’universo cinematografico Marvel, quel continuo mostrare le piccole cose, i retroscena, i dietro le quinte superflui, ma sfiziosi per il fan, che aggiungono sostanza alla continuity globale.

Ad essere mancati, magari, rispetto alla seconda stagione, sono un pochino di ritmo in certe puntate e quella voglia, emersa in due o tre episodi dell’anno scorso, di lanciarsi in scene d’azione davvero ambiziose e coreografate in maniera spettacolare. Non è mancato, invece, l’ormai solito ottimo lavoro sui personaggi, con dei begli archi narrativi per un po’ tutti i coinvolti e sviluppi interessanti, emotivamente forti e ben scritti per praticamente ciascuno di loro. In questo, tra l’altro, è quasi buffo che alla fin fine due fra i protagonisti migliori abbiano finito per essere Fitz e Simmons, proprio quelli che meno funzionavano nei momenti peggiori del primo anno e che da quella lacrima versata durante il macello HYDRA di inizio 2014 hanno ingranato sempre più. Ma un po’ tutto il cast, chi più chi meno, viene gestito davvero bene e ogni personaggio trova il giusto spazio, cosa che rende la serie sempre interessante e gli sviluppi gustosi, anche perché gestiti coi tempi giusti, con quel fastidioso trascinarsi dietro segreti ed allungare il brodo per mesi ormai (speriamo) definitivamente abbandonato.

Poi, sì, ci sono i picchi, due puntate davvero strepitose e diversissime fra loro come 4.722 ore e Chiusura, ma è in generale la serie a funzionare davvero bene come specchio televisivo e un po’ più terra terra, più umano, del teatrino cinematografico Marvel, quindi lontano anni luce dalla diversità di tono che caratterizza le serie Netflix. Tra l’altro, anche sul fronte più strettamente supereroistico/fumettoso, si continua a lavorare bene, infilando sempre valanghe di citazioni, omaggi e strizzatine d’occhio, introducendo personaggi che arrivano dal profondo del sottobosco, rielaborando mitologie e popolando pian piano un universo sempre più grosso. C’è forse ancora un pizzico di timidezza nell’aggiungere personaggi dotati di poteri, fra l’altro nella stagione che sulla carta avrebbe dovuto aprire il recinto, ma quel che si vede comunque funziona e anche in questo senso le premesse per quel che verrà l’anno prossimo non sono mica male. Insomma, bene così.

In Italia hanno finito di trasmetterlo ieri. Bravi, così si fa: dovete darmi il tempo di scriverle con calma, ‘ste cose. E adesso, in attesa che si riprenda a marzo, torna d’attualità la grande domanda “Ma trasmettere Agent Carter pure in Italia no, eh?”. Agent Carter che fra l’altro riprende a metà gennaio. Daje.

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