Hitman: Agent 47

Hitman: Agent 47 (USA, 2015)
di Aleksander Bach
con Rupert Friend, Hannah Ware, Zachary Quinto

Hitman: Agent 47 costituisce il secondo tentativo di portare sul grande schermo l’assassino silenzioso di IO Interactive. Il primo, risalente al 2007, era il classico adattamento cinematografico mediocre del quale si poteva salvare qualche aspetto, come le belle immagini piazzate qua e là da Cristophe Gans, la bella presenza di Olga Kurylenko e il bel ciondolare di Timothy Olyphant, forse poco adatto al personaggio, ma a cui è difficile voler male. L’aspetto indubbiamente peggiore? La tremenda sceneggiatura di Skip Woods, uno la cui scheda su IMDB potrebbe essere catalogata come rifiuto tossico. E, licenza del videogioco a parte, cosa accomuna i due film basati su Hitman? Ma Skip Woods, ovviamente.

Anche questa volta la sceneggiatura è stata scritta dal nostro re Mida al contrario e anche questa volta i risultati sono quelli che sono, con un intreccio e una scrittura, di dialoghi e personaggi, che spaziano fra l’anonimo e il brutalmente risaputo. Lo spunto di partenza, seppur non particolarmente originale, è azzeccato: in pratica, l’assassino viene presentato come una sorta di Terminator spersonalizzato che mira ad eliminare la protagonista. Solo più avanti, come per altro svelato nei trailer, si ribalteranno i ruoli. Il tutto, però, è sviluppato in maniera pigra e un po’ impacciata, senza neanche la capacità di rifugiarsi in qualche bella immagine e, anzi, con scene d’azione sì abbondanti, ma davvero pessime per coreografie e gestione di tempi, spazi e continuità.

Insomma, pare incredibile, ma Hitman: Agent 47 è perfino più brutto del film che l’ha preceduto. O meglio, è terribilmente più anonimo, anche se magari più rifinito nel suo essere compitino senza guizzi. Poi, per carità, volendo, si può salvare un Rupert Friend che s’impegna abbastanza e funziona, oltre al tentativo di omaggiare le meccaniche dei videogiochi in qualche scena d’azione, ma non c’è davvero altro. Se questo dovrebbe essere il film su cui qualcuno spera di basare un nuovo universo cinematografico condiviso, beh, partiamo maluccio.

L’ho visto circa un mese fa, in lingua originale e al cinema, qua a Parigi. In Italia ci esce questa settimana, ma insomma, eh.

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