Chef’s Table – Stagione 1

Chef’s Table – Season 1 (USA, 2015)
creato da David Gelb

Uno fra gli aspetti più sottovalutati, o comunque meno chiacchierati, della proposta di Netflix è costituito dalla valanga di documentari che è possibile gustarsi tramite il servizio di streaming americano. Certo, la proposta varia parecchio da territorio a territorio e per esempio la meravigliosa serie a tema sportivo 30 For 30, ideata da Bill Simmons e prodotta da ESPN, è riservata ai soli utenti statunitensi. Ma in qualunque territorio si vada a pescare, compreso quello italiano, si trovano comunque svariati documentari su un po’ tutti gli argomenti: cinema, storia, politica, attualità, natura, cucina, la qualunque. E diversi sono prodotti da Netflix stessa, con risultati spesso notevoli e che hanno fruttato riconoscimenti, come nel caso della nomination agli Oscar per Virunga.

Fa parte del mucchio Chef’s Table, una serie a episodi, sei per la prima stagione, ideata e curata da quel David Gelb che già ci aveva fatto venire una gran voglia di pesce crudo con Jiro e l’arte del sushi (e che poi ha deciso di finanziare il suo prossimo documentario dirigendo un horroretto mediocre… o almeno io me la spiego così). Chef’s Table si concentra su sei rinomati chef di livello mondiale, uno per ciascun episodio, seguendo un’impostazione molto simile a quella di Jiro e raccontando quindi soprattutto la vita, le convinzioni personali e l’approccio umano degli chef protagonisti. Lo stesso Gelb, del resto, ha dichiarato di considerare Chef’s Table, di cui ha però diretto solo il primo episodio, una sorta di seguito per il suo film.

Ed è una serie deliziosa, se mi si concede la battutaccia,  per il modo in cui schiva molti cliché del documentario “alimentare” moderno e si concentra, per l’appunto, sulle persone, non a caso scelte nella maniera più varia possibile. Nel giro di sei episodi si scoprono le vicende a cavallo tra Europa e America del nostro Massimo Bottura, l’approccio “sostenibile” a tutto tondo dell’americano Dan Barber, lo stile ai limiti del selvaggio, nella profonda Patagonia, di Francis Mallmann, la passione e le battaglie affrontate dalla giapponese Niki Nakayama, le difficoltà e il fascino nel lavorare sulle proprie radici che accomunano il neozelandese Ben Shewry e lo svedese Magnus Nilsson.

Ne viene fuori una serie di sei piccoli documentari molto eleganti sul piano visivo (quello di Gelb, fra l’altro, mi è parso il meno ispirato) ma soprattutto intriganti per la capacità di esplorare approcci, punti di vista, storie personali e “filosofie” lontane anni luce ma accomunate dal desiderio estremo di esprimersi tramite il cibo… e farsi pagare fior di quattrini, che non si buttano mai via. Quindi, insomma, Chef’s Table è assolutamente consigliato se vi intrigano queste figure mitologiche che sono gli chef dell’era contemporanea, artigiani di livello assoluto elevati al livello di star. Se invece vi fa innervosire l’idea di ascoltare chi si guadagna da vivere prezzando a tre cifre una carota (certo, coltivata, preparata e impiattata a regola d’arte), mentre si strugge perché trascorre poco tempo con i figli, beh, su Netflix, come dicevo, ci sono molti altri documentari interessanti.

Giunto su Netflix lo scorso aprile, Chef’s Table è disponibile nel catalogo italiano dal lancio, interamente doppiato e sottotitolato anche nella nostra lingua.

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