Sicario

Sicario (USA, 2015)
di Denis Villeneuve
con Emily Blunt, Josh Brolin, Benicio Del Toro

Quest’anno, per qualche motivo, è scattato il momento della guerra alla droga in tutte le forme. Prima Don Winslow ha tirato fuori The Cartel, discreta bombetta seguito di quella bombona che fu dieci anni fa Il potere del cane, poi è arrivato Narcos su Netflix e quindi Sicario al cinema. Come mai capitano queste convergenze? Vai a sapere, ma di certo non ci si lamenta, vista la qualità media (alta) e visto che l’argomento è parecchio interessante, oltre che meno frequentato di quanto si potrebbe pensare. Sicario, poi, ha dalla sua diversi aspetti notevoli, al di là del fatto di essere un film girato benissimo, con un lavoro pazzesco sulla fotografia e degli attori tutti uno meglio dell’altro. Che son tutte cose che non si buttano.

Innanzitutto c’è il tono generale del racconto. Villeneuve non si limita a una cronaca degli eventi, al mostrare le cose indicibili che neanche ci immaginiamo possano verificarsi in un paese più o meno civilizzato nel 2015. Lo fa, lo fa bene e colpisce nello stomaco, anche se magari aver letto appena un paio di mesi fa le accurate descrizioni di Winslow mi ha reso il tutto meno stordente, ma lo fa provando ad elevare cliché e situazioni viste mille volte attraverso il manico allucinante da regista che si porta in tasca e puntando sul racconto morale della progressiva demolizione di quella poveraccia della protagonista.

Sicario prende un’ottima agente dell’FBI e la piazza in un mondo che non le appartiene, costringendola a rapportarsi con personaggi e azioni dalla moralità quantomeno discutibile, mettendo in scena una serie di vicende nelle quali non esistono scelte giuste o sbagliate, ma solo quel che si è disposti a fare per ottenere un risultato. Torturare, uccidere fuori dalle regole, ingannare, muoversi ai confini della legge e sfruttare il prossimo porta dei risultati: è giusto farlo? Chissà. È giusto chiederselo? Vai a sapere. Però viene fatto, perché siamo in guerra e non si trovano altre vie. Intendiamoci, non c’è nulla che non si sia mai sentito dire prima, anche se questo genere di approccio, forse, non l’avevamo mai visto utilizzato al cinema su questo argomento e con questa forza. Quel che manca, però, è la mitizzazione del personaggio, il romanticismo dei protagonisti a cui per esempio Winslow nei suoi romanzi (comunque largamente basati sulla realtà) non rinuncia mai.

Manca anche, tutto sommato probabilmente per scelta, un pizzico di coinvolgimento emotivo in più, perso fra le pieghe di una protagonista spaesata e fuori controllo tanto quanto lo spettatore e della natura fugace, passeggera, difficilmente inquadrabile, di praticamente tutti gli altri personaggi. Rimane però un film girato in maniera incredibile, che racconta tantissimo ed eleva personaggi, ambienti e situazioni grazie all’attenzione per gesti, sguardi, piccoli manierismi e dialoghi appena accennati che dicono più di quanto si possa pensare. Rimangono almeno un paio di grandi prove d’attore in mezzo a un cast diretto in maniera impeccabile, dove si fatica comunque a trovare qualcuno che non funzioni. E rimane la bravura con cui Villeneuve ti pianta la tensione nel costato ogni volta che decide di farlo, con quella pazzesca scena in autostrada e con un po’ tutto l’atto conclusivo.

L’ho visto al cinema e in lingua originale (che merita assai), ma solo ieri, perché qua a Parigi è uscito questa settimana. Eh, capita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...