Fear the Walking Dead – Stagione 1

Fear the Walking Dead – Season 1 (2015)
creato da Robert Kirkman e Dave Erickson
con Kim Dickens, Cliff Curtis, Frank Dillane, Alycia Debnam-Carey, Elizabeth Rodriguez, Mercedes Mason, Lorenzo James Henrie, Rubén Blades

Tirar fuori uno spin-off sensato e in grado di sopravvivere partendo da una serie di grande successo è impresa dalle parti del terno al lotto. Wikipedia ci insegna che ci hanno provato molto più spesso di quanto magari uno s’immagini, mentre la storia ci fa sapere che in pochi sono riusciti nell’impresa. Per ogni Frasier che fa jackpot e ogni Angel che comunque se la cava, ci sono decine di Joey fallimentari e How I Met Your Dad che non sono andati nemmeno oltre l’episodio pilota. Poi, certo, se il progetto nasce da una costola della serie televisiva più seguita degli ultimi anni, incanalandosi in un filone, quello dei morti viventi, che non sembra proprio voler morire (ehm), probabilmente parti comunque con delle buone prospettive. E infatti, Fear the Walking Dead, nel corso delle sue sei puntate, non ha raggiunto le vette d’ascolti attuali della serie da cui è nato, ma è andato decisamente bene, più della prima stagione di The Walking Dead, ed è stato rinnovato per una seconda annata da quindici episodi. Non ci si lamenta, insomma.

Rispetto ad altri esempi comparabili, fra l’altro, Fear the Walking Dead è un po’ particolare, perché fa cronologicamente da prequel, dato che racconta gli eventi iniziali dell’epidemia zombi (liquidati con uno stacco di montaggio in avvio dell’altra serie), ma anche perché di condiviso c’è praticamente solo l’universo narrativo. Siamo a Los Angeles, dall’altra parte del continente rispetto all’Atlanta di Rick Grimes, ed è improbabile che – perlomeno sul breve – ci sia modo di organizzare incontri di qualche tipo. Toh, magari un’apparizione fugace, qualcuno che si manifesta al volo, cose del genere. È quindi proprio un tentativo di raccontare altro, variando un po’ la formula, anche e soprattutto nella composizione del cast, seppur con la consapevolezza che sulla distanza i binari finiranno per essere simili: apocalisse, mondo allo sfascio, vediamo come si sopravvive.

Questa prima stagione, però, si gioca tutte le carte che era lecito attendersi dalla sua natura di prequel e racconta di un’umanità totalmente inconsapevole e impreparata a quel che sta per accadere. Vengono mostrate le prime esplosioni di contagio, le reazioni, l’incredulità, con diverse trovate piuttosto centrate nel mettere in scena le possibili reazioni della società moderna a un evento così assurdo. L’obiettivo, comunque, rimane puntato soprattutto sul gruppo di protagonisti, una sorta di famiglia allargata che senza dubbio riesce a garantire un certo cambio di tono e di personalità, virando più sul dramma familiare rispetto alle fantastiche avventure di Rick e i suoi scombinati superamici. Senza contare il fatto che, così facendo, si evita di dover affrontare direttamente gli aspetti magari meno credibili dell’apocalisse zombi, gettando lì solo qualche accenno al fatto che l’esplosione viene favorita dai dubbi e dai timori su come affrontarla, oltre che da esplosioni di rabbia e panico popolare che sembrano voler tracciare un parallelo con fatti recenti fin troppo noti.

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La famiglia disfuzionale secondo Robert Kirkman.

Chiaramente, essendo il contesto quello di un prequel, Fear the Walking Dead, perlomeno nella sua prima stagione, si presta ad essere odiato da chi vuole solo e costantemente vedere morti viventi sullo schermo. È previsto che si vedano zombi nel suo telefilm sugli zombi? Eh, non molto, se non sul finale, che apre le porte a uno scenario, per l’anno prossimo, presumibilmente molto più vicino a quello a cui siamo abituati. Ma in fondo è giusto così: dove sta l’interesse nel tentativo di cambiare ambientazione, periodo temporale e spunti (staccandosi completamente dai fumetti, per altro), se poi devi replicare tutto quanto? Tanto ci saranno tempo, anni e stagioni, se tutto va bene, per le solite cose. Meglio, qui, giocarsi tutto sui personaggi, sugli eventi da prequel, sulla solare ambientazione losangelina, anch’essa fondamentale nel centrare un tono diverso da quello a cui siamo abituati.

E il gioco funziona. Nonostante un episodio pilota dal ritmo altalenante, Fear the Walking Dead parte bene, tiene alta l’attenzione per le prime tre puntate e, pur sedendosi forse un po’ a tratti nelle due successive, costruisce un bel finale su cui chiudere tutto. Diversi personaggi sono inseriti nei classici cliché del genere, ma il cast nel complesso funziona bene e alcuni dei protagonisti riescono a trovare una dimensione tutto sommato non banale. Ho apprezzato parecchio, per esempio, anche grazie alla bravura dell’attore che lo interpreta, il personaggio del tossicodipendente Nick, che potrebbe tra l’altro dar vita a dinamiche interessanti, nel contesto di un mondo in cui le risorse scarseggeranno. Assieme a sua sorella, potenzialmente insopportabile, e invece sorprendentemente azzeccata nella caratterizzazione matura e razionale, forma una bella coppia che a sorpresa rappresenta forse il cuore della serie.

Non tutti girano al meglio, e onestamente mi aspettavo qualcosa di più da Kim Dickens, che ricordo ottima in Deadwood ma qui sembra aggirarsi sempre con in faccia l’espressione di chi sta facendo finta di ascoltare qualcuno ma in realtà pensa alla formazione del fantacalcio. Ma insomma, nel complesso le cose girano abbastanza bene e, pur con qualche incertezza da prima stagione, nonostante un episodio finale divertente, ma secondo me in parte rovinato da una regia non all’altezza, la prima stagione di Fear the Walking Dead è solida, piacevole e complessivamente più riuscita di quella che fu la prima stagione di The Walking Dead. Anche se non c’è una singola puntata all’altezza di quello strepitoso pilota firmato Frank Darabont. Ma insomma, non si può avere tutto dalla vita.

Me lo sono visto tutto in botta nei giorni scorsi, nel giro di due sedute da tre puntate l’una. Vale sempre il fatto che secondo me una serie come The Walking Dead guadagna tantissimo dalla visione a maratona e perde abbastanza se seguita di settimana in settimana. Non sembrano esserci ancora notizie riguardo all’arrivo in Italia, ma insomma, lo darei per scontato.

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