Honeymoon

Honeymoon (USA, 2014)
di Leigh Janiak
con Rose Leslie, Harry Treadaway

Honeymoon appartiene a un filone un po’ particolare del genere horror, quello dei film in cui non succede una fava dall’inizio alla fine. Chiaramente descriverlo così costituisce un po’ un’estremizzazione, anche abbastanza ingenerosa, ma è meglio mettere le cose in chiaro, perché se ti limiti a consigliarlo come buon film horror, poi c’è chi viene a cercarti sotto casa. L’appassionato del genere, infatti, è una figura non troppo definibile, che varia fra diverse tipologie e può tranquillamente non tollerare un film in cui non succede una fava dall’inizio alla fine, horror o non horror. È un peccato, perché Honeymoon merita, ma, ehi, che ci vogliamo fare?

Il film d’esordio di Leigh Janiak (successivamente impegnata sulla serie TV di Scream) racconta, come da titolo, la luna di miele trascorsa da una giovane coppia in un’amena casetta sul lago, immersa fra i boschi e con un vicinato poco popoloso e molto tranquillo, forse troppo tranquillo. Sulle prime, sembra di star guardando un “dramedy” romanticheggiante, in cui i due sposini novelli si vogliono tanto bene, ogni tanto litigano, scoprono pian piano le rispettive idiosincrasie e provano abbastanza inutilmente a far funzionare le cose. Il problema è che c’è qualcosa sotto e, ovviamente, i personaggi se ne accorgono molto più lentamente dello spettatore, dato che non sanno di essere protagonisti di un film horror.

In pratica, quel che fa l’ottima Janiak è il classico giochetto di prendere situazioni magari fastidiose, ma assolutamente normali, da vita quotidiana, e trasformarle in una fonte d’orrore. Cosa sta succedendo? Come mai quel comportamento bizzarro? Avrà digerito male? Oppure c’è Satana che si nasconde nel bosco? Vai a sapere. Tutto il film è costruito su un accumulo di tensione e paranoia che gironzola in territori a metà fra Rosemary’s Baby e L’invasione degli ultracorpi, in un crescendo di tensione placido, lentissimo, ma che funziona alla grande e conduce verso uno strepitoso finale dalle parti del cronenberghiano. Ed è un finale che esplode anche e soprattutto per come è stato costruito il film fino a lì, oltre che per la bravura dei due attori, che si prendono il film sulle spalle e tengono fino alla fine senza perdere mai un colpo. Quindi, insomma, per me Honeymoon è straconsigliato, a patto che non abbiate problemi coi film in cui non succede una fava dall’inizio alla fine.

Io l’ho visto qualche tempo fa su Netflix, ma nei giorni scorsi è arrivato in Italia, direttamente sul mercato dell’home video. Quindi, insomma, non ci sono più scuse.

4 pensieri riguardo “Honeymoon”

  1. Visto un paio di giorni fa.
    Solo un paio di commenti tecnici: il doppiaggio italiano è a dir poco fastidioso. La splendida voce roca di Rose Leslie merita un immediato switch sulla lingua originale (tra l’altro ho trovato bizzarra la scelta di far interpretare due americani a due attori così smaccatamente british).
    Sulla storia non ho nulla da aggiungere alla mirabile sintesi di giopep.
    Non lo consiglio a chi ha assolutamente bisogno che alla fine dei film sia tutto chiaro e spiegato.

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    1. Eh, gli attori britannici (e stranieri in generale) ormai dominano in America. Che poi è probabile che sia fra i motivi per cui là viene apprezzato uno come Channing Tatum: lo sentono come “loro”. 😀

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      1. In effetti, soprattutto nelle serie TV, inglesi e australiani la fanno da padrone. E tanto di cappello quando riescono a imitare un accento americano, come Hugh Laurie, Michael Sheen o Rachel Griffith.
        Ma nel caso di Honeymoon non ho notato grossi sforzi per coprire la cadenza britannica (marcatamente scozzese, nel caso della Leslie).

        Al di là di queste considerazioni, la cosa che mi è piaciuta di più del film è stato il riuscire a trasmettere l’angoscia claustrofobica di una situazione di isolamento. Anche due persone molto affiatate (o innamorate), senza avere scambi con l’esterno dopo un po’ cominciano prima a notare, poi a sopportare e quindi a mal tollerare certi reciproci comportamenti.
        La stabilità di una coppia funziona finché si ha la possibilità di confrontare il partner: non sarà perfetto per me, ma mi poteva andare peggio!

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        1. Mboh, magari fa fatica lei a coprire l’accento o magari, banalmente, non l’hanno voluto coprire troppo. In fondo in America non mancano le persone con la parlata straniera. Soprattutto è pieno di attori. 😀

          Comunque sì, in generale, direi che sul film siamo d’accordo. 🙂

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