Constantine

Constantine (USA, 2015)
creato da Daniel Cerone e David S. Goyer
con Matt Ryan, Angélica Celaya, Charles Halford, Harold Perrineau
 

Constantine, la serie TV, nasce sostanzialmente come tentativo di rendere giustizia a uno fra i personaggi fondamentali per l’esplosione iniziale dell’etichetta Vertigo, portatrice sana di fumetti maturi e di proprietà degli autori all’interno del colosso DC. Il contesto televisivo, senza dubbio, si presta bene per mettere in scena la serialità fumettistica e a questo si è accompagnato un certo sforzo per conservare l’iconografia, lo spirito, l’atmosfera e in molti casi le storie vere e proprie di Hellblazer. Insomma, la serie curata da Daniel Cerone era la grande speranza di tutti quelli che hanno odiato il film omonimo del 2005. E qui mi tocca aprire una parentesi che mi farà odiare da metà dei lettori.

Constantine, il film di Francis Lawrence, non era niente male. Certo, le scelte di adattamento erano, come dire, discutibili, fra il moro, americano e depresso Keanu Reeves ingaggiato per il ruolo del biondo, britannico e ganassa John Constantine e altre variazioni poco gradite al fan integralista. Ma era comunque un film più che gradevole, con qualche scelta di casting azzeccata fra gli antagonisti, un’atmosfera bizzarra, un bell’umorismo, una direzione suggestiva dal punto di vista visivo e, tutto sommato, un discreto lavoro d’adattamento del ciclo di Garth Ennis a cui si ispirava. Ecco, l’ho detto, potete insultarmi.

Constantine, la serie TV, comunque, è tutt’altro tipo di operazione, finalizzata al rispetto assoluto (seppur nei limiti e nei confini sanciti da una produzione televisiva), anche a costo di sfiorare il ridicolo. Matt Ryan è un John Constantine perfetto, biondo, dall’accentaccio sporco gallese, arrogante, spocchioso, costantemente convinto di avere ragione, di dominare il suo avversario a botte di trovate geniali, saputello come pochi e sempre lì con la mascella rivolta verso l’alto, pronto a piantartela in quel posto. Chiaramente, un protagonista dalla caratterizzazione così sopra le righe (e vestito in quel modo), inserito in un contesto “real life”, può risultare un po’ indigesto, ma come sapore acquisito funziona e rende bene lo spirito del personaggio. Tra l’altro, dopo le resistenze iniziali, sono perfino riusciti a infilargli sigarette da tutte le parti e nelle ultime puntate, quando ormai si respirava aria di cancellazione dello show, s’è messo a fumare come un turco. O come un John Constantine. E sì, cancellazione, ma andiamo per gradi.

Il personaggio è azzeccato e lo è non solo sul piano iconografico, ma anche su quello della scrittura. Diverse puntate – per esempio la quarta, bellissima – vanno a recuperare storie classiche dei primi anni di Hellblazer e le riproducono con grande affetto, trovando il giusto equilibrio e lavorando bene nei confini dell’orrore praticabile su un network televisivo “tradizionale”. In particolare, è ben tratteggiata l’idea di Constantine come personaggio sì eroico, ma che per compiere le sue imprese finisce sempre per rovinare la vita alle persone a lui care e che quando commette un errore, beh, la fa veramente grossa.

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Poi, certo, non tutto funziona bene e ci sono alti e bassi, ma nel complesso, sotto questo punto di vista, si tratta di un buon lavoro, anche per il modo in cui vengono utilizzati diversi altri personaggi della mitologia, adattandoli alle esigenze della serie TV (in primis Chas a far da spalla e Zed nel ruolo di super gnocca e avatar dello spettatore, sempre pronta a far da ricettacolo per gli spiegoni di Constantine su questa e quella supercazzola magica). E ancora, ci sono tanti altri piccoli e grandi omaggi, Jim Corrigan in un ruolo ricorrente, il casco del Dottor Fate e via andare. Insomma, bene, ma tutto sommato bene anche quel che è stato invece concepito appositamente per la TV.

Più in generale, la serie ha i classici problemi della prima stagione e fa ogni tanto fatica a centrare il tono giusto, ma quando ingrana funziona per davvero, grazie anche a dei valori di produzioni adeguati e un tema musicale che ti entra nel cervello. L’episodio pilota è molto buono (ebbé, Neil Marshall), anche se si gioca un twist finale che renderebbe orgoglioso M. Night Shyamalan per levarsi dalle scatole un personaggio su cui evidentemente la produzione ha cambiato idea all’ultimo momento (e la cui interprete assomiglia non poco alla Rachel Weisz del film, dando vita a un corto circuito assurdo). Al suo posto arriva Zed nella seconda, orrenda puntata, una sorta di pilota aggiuntivo che deve rimettere le cose in sesto. Poi, però, pian piano si entra in ritmo, si alternano puntate eccellenti come la già citata quarta ad altre assolutamente solide (ebbé, John Badham e Neill Marshall) e arrivano ulteriori momenti alti, per esempio nella notevole puntata doppia verso metà e nel cliffhanger di fine stagione (ma sarebbe dovuto essere di metà stagione), che lascia addosso una discreta voglia.

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Alla voce “gnocca”.

Purtroppo è una voglia destinata a non essere soddisfatta. Gli ascolti della serie non erano neanche male e sarebbero stati sufficienti per altri show televisivi, ma Constantine aveva dei costi di produzione non banali, fra le tante riprese in esterni e il gran numero di effetti speciali, e i numeri non quagliavano. Daniel Cerone ha tenuto duro fino all’ultimo, ha scatenato una campagna di sostegno sull’internet e ha fatto il suo pitch per una seconda stagione alla NBC, ma è andata male. A quel punto la Warner ha provato a vendere la serie altrove, ma non l’ha voluta nessuno. E di questi tempi, se neanche quegli aspirapolveri di Amazon e Netflix sono disposti a prenderti, vuol dire che non c’è speranza. Quindi niente, tutto finito, con un solo, piccolo “ma”: il caro John apparirà nella quarta stagione di Arrow, entrando quindi in un universo televisivo DC/CW che di anno in anno apre sempre più le porte al sovrannaturale. Ci dirà il tempo se sarà un personaggio ricorrente o no. In tutto questo, per altro, la barzelletta è che – perlomeno a giudicare dal trailer – sta per arrivare in Fox una mezza fotocopia di questo progetto fallimentare. Lucifer è tratto da un’altra serie misticheggiante Vertigo col protagonista sborone, che pure lui nel telefilm avrà a che fare con una spalla femminile e un angelo di colore. Oh, contenti loro…

Dopo qualche rinvio, Constantine arriva oggi anche in Italia e verrà trasmesso tutti i mercoledì in prima serata su Mediaset Premium Action. Il mio consiglio, se potete, è comunque il solito: lingua originale. Anche perché, voglio dire, ce la siamo menata per anni che Keanu Reeves non andava bene in quanto americano, vorremo mica perderci l’accento di Matt Ryan?

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2 pensieri su “Constantine”

  1. Ho rivisto di recente il Constantine di Keanu Reeves e l’ho trovato godibilissimo e molto aderente al personaggio e alle atmosfere Vertigo.
    Certo, la scelta dell’attore principale non è stata azzeccata (ma ritengo sia stata un’imposizione della casa produttrice per attirare spettatori), così come è inutile la presenza dell’odioso Shia LaBoeuf, ma Tilda Swinton e Peter Stormare sono perfetti nei rispettivi ruoli.
    Sono curioso di vedere qualche episodio di questa serie: l’attore sembra veramente una personificazione delle vignette di Sean Phillips.

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    1. Matt Ryan è davvero perfetto, cosa che può renderlo problematico perché ci devi fare l’abitudine: è una caratterizzazione molto sopra le righe, all’inizio spiazza, in un telefilm. 🙂

      La serie ha alti e bassi, ma secondo me quando funziona merita davvero. Sul film, comunque, siamo totalmente d’accordo. E ti dirò di più: chiaramente Reeves c’entra poco col personaggio a fumetti, ma nel contesto di quel film l’ho trovato molto adatto. 🙂

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