The Lone Gunmen

The Lone Gunmen (USA, 2001)
creato da Chris Carter, Vince Gilligan, John Shiban, Frank Spotnitz

con Bruce Harwood, Tom Braidwood, Dean Haglund, Stephen Snedden, Zuleikha Robinson

Per quale motivo una persona sana di mente, in pieno 2015, dovrebbe mettersi a guardare la serie TV dedicata ai tre amici nerd di Fox Mulder, prodotta nel 2001 e abbandonata dopo appena tredici episodi, con tanto di cliffhanger finale poi risolto nella stagione conclusiva di X-Files? Probabilmente un motivo non esiste e la risposta è che non sono una persona sana di mente, ma tant’è, è quel che ho fatto. In pieno 2015 mi sono guardato The Lone Gunmen. E, pensa te, non mi sono neanche (troppo) pentito di averlo fatto. Cose che capitano.

La serie racconta le vicende di quei tre disperati là che ogni tanto apparivano al fianco di Mulder e Scully e di un altro paio di personaggi che si aggiungono al gruppo in maniera più o meno regolare. Lo fa seguendo il modello di X-Files, quindi con episodi per lo più autoconclusivi, uniti da un filo conduttore molto lieve e – perlomeno nelle intenzioni – qualche accenno di trama principale da portare avanti negli episodi ad essa dedicati. Ha tutti i problemi di una stagione d’esordio, con le difficoltà aggiunte dalla sua natura bizzarra, e in alcuni episodi fa un po’ fatica a trovare l’equilibrio giusto. Eppure qua e là funziona davvero bene e si vedono chiaramente i segni dell’occasione persa da cui sarebbe potuto uscire qualcosa di veramente buono.

Il problema principale sta, probabilmente, nel tono scelto, quello degli episodi più sopra le righe e sperimentali che hanno fatto la fortuna delle stagioni “centrali” di X-Files. L’idea è azzeccatissima, vista l’assurdità del trio di protagonisti, ma ne viene fuori una serie non facile da scrivere e da dirigere, che infatti è segnata da alti e bassi paurosi, anche nella caratterizzazione dei personaggi stessi. Ma quando le cose funzionano, c’è parecchio da apprezzare, a patto di saper tollerare l’invecchiatissimo tono pop da fine anni Novanta e l’allucinato mix di avventura, dramma serioso, suggestiva malinconia e comicità surreale, a tratti quasi demenziale.  Del resto il team creativo è quello delle grandi occasioni, con tutte le menti principali di X-Files, fra cui un Vince Gilligan ancora ben lontano dal partorire Breaking Bad. Non c’è quindi troppo da stupirsi se in mezzo a questi tredici episodi abbastanza pasticciati emergono lampi della bella serie che ne sarebbe potuta venir fuori.

Si parte con un episodio pilota dall’assurda botta di preveggenza, che vede i protagonisti bloccare all’ultimo momento un attentato terroristico fuori di testa: alcuni membri del governo americano cospirano per dirottare un aereo e farlo schiantare sul World Trade Center. L’episodio viene trasmesso il 4 marzo 2001. Glom. In quel che viene dopo, e in mezzo a molto che non funziona, spiccano sia alcuni fra gli episodi più puramente demenziali, sia altri che provano a prendersi maggiormente sul serio. Da apprezzare, poi, anche la scelta di attendere a giocarsi le guest star, con Mitch Pileggi e David Duchovny che inevitabilmente arrivano, solo verso la fine, senza levar spazio ai personaggi che dovrebbero far da cuore alla serie. Ma le cose non hanno funzionato e la serie è morta in fretta, chiudendosi come detto su un cliffhanger, al termine di uno fra gli episodi più riusciti. E per sapere cosa sia successo ai nostri amici tocca recuperare l’apposito episodio della nona stagione di X-Files, un po’ come già era accaduto per Millennium.

Ma perché me lo sono guardato in pieno 2015? Perché sono malato di testa, l’ho detto. Non ho mai finito di guardarmi X-Files perché stremato dall’ottava stagione, ma è in produzione una nuova serie e m’è venuta voglia di mettermi in pari. Solo che prima della nona di X-Files, per l’appunto, mi sono voluto guardare anche questa cosa qua. Che secondo me, alla fin fine, ricorderò con più affetto. Almeno credo.

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