The Good Wife – Stagione 6

The Good Wife – Season 6 (USA, 2014/2015)
creato da Robert King e Michelle King
con Julianna Margulies, Matthew Goode, Matt Czuchry, Archie Panjabi, Chris Noth, Christine Baranski, Alan Cumming

E niente. Lo temevo, speravo non fosse accaduto e invece è andata proprio così: la sesta stagione di The Good Wife non ce la fa. Oddio, poi è un “non ce la fa” relativo, perché siamo ben lontani da quel macello inaudito che è per esempio la sesta stagione di 24, ma in ogni caso anche qui c’è stato il reflusso gastroesofageo e dopo quella bomba atomica del quinto anno, che probabilmente rimarrà fino in fondo là in cima come apice, siamo tornati bruscamente sul pianeta Terra. Poi, di nuovo, non è che questa sesta annata sia un disastro, per carità: è sempre un piacere da seguire, ha i suoi momenti molto riusciti e oltretutto finalmente ci leva dalle palle chi sappiamo, ma insomma.

Più che altro, il vero crollo sta nel racconto “globale” che viene portato avanti di settimana in settimana, incagliato in un lungo girare in tondo ripetendo in larga misura temi già affrontati nell’anno precedente e senza riuscire a dar loro una dimensione completamente nuova. E quel che di nuovo viene introdotto, fra le faccende amorose e il tentativo di carriera politica, ha anch’esso un sapore d’impaccio e di voler continuare sui soliti binari per tornare poi sempre al punto di partenza. Da un certo punto di vista ha anche senso, in fondo è quel che succede spesso nella vita, ma rimane comunque addosso la sensazione di una stagione interlocutoria o poco più. Oltretutto, forse per la prima volta dai tempi della difficoltosa stagione iniziale, si respira un po’ quella tipica aria da brodo allungato, che è lo spauracchio di ogni serie da venti puntate annuali e che The Good Wife è sempre stata così brava ad evitare.

Dopodiché, per carità, i vari racconti portati avanti riescono a trovare momenti molto azzeccati, a tratti perfino emozionanti, e sull’altro punto forte della serie, vale a dire la capacità di tirar fuori singoli racconti autoconclusivi di spessore, c’è poco da lamentarsi. Anche in questa stagione, i vari casi sono più o meno tutti interessanti, per il modo in cui s’intrecciano con la cronaca e per la capacità di farlo senza risultare forzati, banali o furbetti. Ci sono belle idee, soluzioni intriganti, ottima scrittura e trovate che altri si sognano. E perfino i figli non rompono troppo le scatole, anzi! Insomma, stiamo sempre parlando di una serie molto bella e piacevole da seguire, che oltretutto ancora una volta dimostra di non sbagliare mai un finale di stagione, ma l’estasi suprema che è propria del quinto anno è andata. Pazienza.

C’è apparsa a sorpresa su Amazon Prime a luglio, o giù di lì, e ce la siamo sparata con ansia prima di partire per le vacanze. Un po’ ci siamo rimasti male, lo ammetto.

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