Self/less

Self/less (USA, 2015)
di Tarsem Singh
con Ryan Reynolds, Natalie Martinez, Matthew Goode, Ben Kingsley

Quando sono andato al cinema per Self/less, m’ha detto sfiga in metropolitana, c’erano problemi, ritardi, ginocchia che facevano contatto con gomiti, la qualunque, e ho finito per entrare in sala a titoli di testa già avviati. È una cosa che odio, al punto che in genere, se mi capita, sono capace di voltarmi, uscire e tanti saluti (certo, contribuisce il fatto che col mio abbonamento non pago il singolo biglietto). In questo caso non l’ho fatto, perché, ehi, un thrilleretto con Ryan Reynolds, suvvia, possiamo anche non essere integralisti. Che ce ne frega, direte voi? Eh, il fatto è che mi ero completamente dimenticato di essere andato a vedere un film di Tarsem Singh (la vecchiaia avanza). E vedi un po’ come ti cambiano la prospettiva, certe cose.

Il fatto è che Self/less (ah, quanto sono belli i titoli dei film scritti in maniera creativa!) è proprio quel film lì, il thrilleretto medio/mediocre o poco più con Ryan Reynolds. Ha il solito problema che Reynolds, stella, s’impegna, è simpatico e quando deve fare il brillante funziona abbastanza, ma se la butta sul drammatico e sull’azione seriosa, eh, con quella faccia da bamboccetto, fa fatica a non essere sepolto vivo dal carisma degli attori che gli stanno attorno (e mica solo Ben Kingsley, che, OK, te lo aspetti, perfino Matthew Goode). Però è scorrevole, si lascia guardare, sfiora – con timidezza, ma li sfiora – temi intriganti e ha un tono malinconico, anche sul finale, apprezzabile. Ma insomma, è quella cosa lì, il thrilleretto con Ryan Reynolds senza particolari guizzi, se non quello di una ricerca estetica che magari non ti aspetti. Soprattutto se ti sei dimenticato che il regista è Tarsem Singh.

E infatti, mentre lo guardavo, mi stupivo e sollevavo il sopracciglio. “Va che bella inquadratura,” pensavo. “Ma guarda te che composizione dell’immagine curata,” mi trovavo ad affermare. “Questo qua è un regista con del potenziale, speriamo che gli mettano in mano roba più interessante,” arrivavo a bisbigliare. Poi sono partiti i titoli di coda, ho letto il nome di Tarsem Singh, ho pensato “Ah, già, me n’ero dimenticato” e la prospettiva è cambiata. All’improvviso, Self/less non era più il filmetto su commissione con però dietro alla macchina da presa un regista promettente, ma il filmetto su commissione nel quale si intravede il talento visivo di Singh ma che a conti fatti rimane ben lontano da certe sue esplosioni di gioia estetica. Poi, per carità, meglio questo di Biancaneve. Ma insomma.

L’ho visto a fine luglio, quando è uscito al cinema qua in Francia. In lingua originale, Matthew Goode e Ben Kingsley si beano dei loro begli accenti sparandosi le pose. E il povero Ryan Reynolds s’arrangia.

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