Southpaw – L’ultima sfida

Southpaw (USA, 2015)
di Antoine Fuqua
con Jake Gyllenhaal, Oona Lawrence, Rachel McAdams, Forest Whitaker, 50 Cent

In origine, Southpaw, era stato concepito con Eminen nel ruolo di protagonista e le vicende legate al pugilato, nella concenzione dello sceneggiatore Kurt Sutter (Sons of Anarchy, The Shield), avrebbero dovuto fare da metaforone dei guai affrontati dal rapper nella vita reale. Poi le cose sono andate per le lunghe, Eminem aveva altro da fare (ma ha firmato due pezzi per la colonna sonora) e il film è stato preso in mano da Antoine Fuqua e Jake Gyllenhaal. Meglio? Peggio? Beh, con tutto che Eminem in 8 Mile se l’era cavata bene, il caro Jake ha tirato fuori un’altra performance pazzesca delle sue, non solo sul piano della trasformazione fisica, ma anche su quello della versatilità, della capacità di raccontare tante sfaccettature dello stesso personaggio con gli sguardi, il corpo, la voce. Quindi, insomma, diciamo pure “meglio”. Il problema è che il film sta quasi tutto lì, nel suo incredibile attore protagonista. Attorno c’è pochino, ed un pochino neanche poi realizzato così bene.

Di buono abbiamo l’intero cast, che regala ottime prestazioni nonostante un protagonista a costante rischio di mangiarsi tutto quanto. Oona Lawrence, nel ruolo della figlia, è davvero brava e le scene fra lei e Gyllenhaal sono fra le migliori del film. Ma funzionano bene anche gli altri, con una Rachel McAdams che dà un po’ di sostanza al suo personaggio, nonostante lo scarso minutaggio, e delle buone prove di Forest Whitaker e 50 Cent, saggiamente misurati e trattenuti in ruoli che altri avrebbero sparato a mille. Il problema è che sono performance un po’ sprecate in un film dalla scrittura sconclusionata, raffazzonata, che prova a fare tante cose assieme e non riesce ad andare fino in fondo con nessuna.

Quella di Southpaw è una classica storia di riscatto, con un protagonista a cui la vita si sbriciola fra le mani e che deve darsi da fare per non perdere quel poco (tanto) che gli è rimasto. Insomma, emotività alle stelle e temi che vanno sempre molto bene a braccetto con i cliché da film sportivo. Il problema è che la sceneggiatura fatica a far funzionare le cose, butta lì sottotrame appena abbozzate senza saperle sviluppare come si deve (per esempio quella del ragazzo in palestra, davvero tirata via malamente) e non riesce a trovare una sua strada che funzioni. Non abbraccia apertamente e smaccatamente i suoi cliché come un Warrior o i migliori Rocky, non funziona fino in fondo nel raccontare i drammi umani e sociali attorno a cui ruotano le vicende (come, che so, un The Fighter) e fatica a trovare la carica giusta. Ne viene fuori un film non brutto, ma certamente non riuscito, che lascia addosso una forte sensazione di occasione persa. C’è un grande attore protagonista, c’è un buon cast, ci sono delle belle scene di pugilato e ci sono alcuni piccoli momenti tranquilli d’interazione fra gli attori che colpiscono davvero al cuore, ma manca il film che dovrebbe stare loro attorno.

L’ho visto a luglio, quando è uscito in giro per il mondo, ma in Italia ci arriva questa settimana. La visione in lingua originale è consigliata per godersi i bisbigli rochi di Forest Whitaker.

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