I fantastici quattro

Fantastic 4 (USA, 2015)
di Josh Trank
con Miles Teller, Jamie Bell, Kate Mara, Michael B. Jordan, Tobey Kebbell, Reg E. Cathey, Tim Blake Nelson

Ed eccolo, è lui, l’altro disastro annunciato di quest’anno a tema supereroi, quello che ha fatto uscire di senno i fan per le scelte di casting “etnicamente discutibili”, quello che ci è stato nascosto a lungo generando il timore che ci fosse qualcosa da nascondere, quello dalla produzione travagliata e il cui regista avrebbe piantato talmente tanti casini (compresa la distruzione di una villa ad opera dei suoi cani) da spingere la Disney a levargli dalle mani lo spin-off di Star Wars che sarebbe dovuto essere il suo progetto successivo. Quello. Beh, nonostante tutto, con Ant-Man ci è andata bene, quindi magari uno poteva anche essere ottimista, ma no, “quello” non ce l’ha fatta. Il tentativo di rilanciare al cinema il super gruppo originale Marvel ha i suoi aspetti positivi e qualche bella intuizione che ti lascia addosso un fastidioso senso di occasione sprecata, ma è nel complesso un film bruttarello, pasticciato e soprattutto affossato da una pessima parte conclusiva. È andata proprio male.

Probabilmente è un’impressione figlia anche di tutta la chiacchiera emersa attorno alla produzione, ma questo nuovo I fantastici quattro sembra essere un film lacerato fra due anime che si odiano a vicenda. Da un lato ci sono gli spunti azzeccati, per esempio quel bel prologo che sembra uscito da un film per ragazzi degli anni Ottanta e che vende come si deve l’amicizia al centro di tutto, o il buon lavoro da parte degli attori nello sviluppare l’intesa fra di loro e il senso di famiglia che dovrebbe caratterizzare i protagonisti. Lo spirito dei personaggi, per ampi tratti, è davvero centrato, e funziona abbastanza bene anche quel taglio da Cronenberg del discount di cui Trank ha parlato più volte nelle interviste: i poteri mostrati come mutazioni inquietanti, disgustose, che terrorizzano in maniera drammatica; l’accenno alla militarizzazione imposta e la rottura temporanea dei rapporti umani; l’ingresso in scena di Doom, con quell’atmosfera cupa, brutale, sanguinaria, quasi da film horror.  Son piccole cose, magari, ma che funzionano e tengono in piedi un film scorrevole e riescono anche a limitare il rischio del ridicolo onestamente abbastanza insito nella natura visiva dei personaggi.

Il problema è che la sceneggiatura è, semplicemente, un mezzo disastro. Al di là di qualche battuta anche simpatica, il lavoro sui personaggi è dalle parti dello zero assoluto e se il cast funziona è solo è unicamente per la bravura degli attori e la buona intesa fra di loro, dato che per tutto il film aprono bocca praticamente solo per far spiegoni su questa cazzabubbola scientifica o quell’altra. E soprattutto, i vari temi azzeccati si limitano a fare ciao ciao con la manina e non vengono minimamente sviluppati, anzi, proprio quando tutto quel che è stato costruito dovrebbe esplodere, il film la butta in caciara, scatena l’ennesimo marchingegno della distruzione da fine di mondo ci regala una battaglia finale brutta, frettolosa, banale, svogliatissima, totalmente priva di fantasia, dal trasporto nullo e in cui il piano ideato dalla più grande mente del pianeta non va molto oltre il tirar cazzotti forti per evitare un’esplosione. Un terzo atto dalla bruttezza lancinante, che uccide un film fino a quel punto sì sconclusionato, ma con qualche merito, e sembra quasi infilato a forza per chiuderla in qualche maniera. E fa ancora più male ritrovarselo davanti dopo aver visto  Ant-Man, che se ha un singolo pregio è proprio quello di saper reinventare il solito finale da supereroi in maniera originale e ricca di personalità. Insomma, peccato.

L’ho visto ieri, al cinema e in lingua originale, nella fantastica Parigi, dove il film esce oggi come in buona parte del mondo. L’arrivo in Italia è previsto per il 10 settembre 2015. Non aspettatelo con troppa ansia. Fun fact: mi lamento sempre dei film che durano due ore senza averne bisogno e una volta tanto che ne esce uno più sintetico mi sembra frettoloso e penso che avrebbe avuto bisogno di più tempo per dare maggior respiro al racconto. Non sono mai contento.

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