Pixels

Pixels (USA, 2015)
di Chris Columbus

con Adam Sandler, Kevin James, Josh Gad, Michelle Monaghan, Peter Dinklage, Q*bert

Pixels nasce nel 2010 come simpatico cortometraggio da tre minuti in cui si vede una banda di videogiochi uscire da un vecchio televisore e invadere New York, distruggendola a botte di pixelloni. Internet lo premia e la carriera del suo autore Patrick Jean decolla. Ma soprattutto, Hollywood si mette di mezzo, con la Happy Madison Production di Adam Sandler che ne acquista i diritti. Viene quindi messo in produzione un film, che giunge questa settimana nelle sale italiane e che vede lo stesso Sandler come protagonista, accompagnato dal fido Kevin James e da una serie di altre facce più o meno note. A scrivere, l’altrettanto fido Tim Herlihy. Alla regia, il veterano delle bambinate Chris Columbus. Il risultato è quello che chiunque conosca i vari nomi coinvolti poteva attendersi.

Un film brutto? Beh, sì, abbastanza. Però magari non la schifezza mostruosa, disgustosa e offensiva di cui si è letto in giro quando è esploso il bubbone dei recensori offesi nel profondo per il crimine da pena capitale che a quanto pare è realizzare un film bruttarello che omaggia i classici del videogioco. Anzi, nella sua pochezza, Pixels è comunque un film messo assieme in maniera dignitosa da Columbus, che dirige con un certo gusto il prologo ambientato negli anni Ottanta, le scene d’azione e il gran finale, pescando anche in abbondanza dal corto originale, infilando insomma un po’ di vita fra le pieghe. E in mezzo a una sceneggiatura che spara a raffica gag, trovate e battutone all’insegna della comicità più trita e banale possibile, cercando con cura, si trovano perfino un paio di idee azzeccate, tipo quella dei montaggi retrò tramite cui comunicano gli alieni.

Altro? Beh, gli effetti speciali non sono male, con un bell’utilizzo dei vari videogiochi, tutto sommato sempre abbastanza aderente a quel che erano in origine. Tranne quando vengono forzati in momenti comici squallidi, s’intende. E certo, attorno a tutto questo c’è il vuoto siderale comico e filmico, che però in fondo dà solo vita a  una roba buffa, scemotta, bambinesca, pensata per far divertire i bambini e solo i bambini, accontentando magari i genitori con la raffica di citazioni geek e rimandi agli anni Ottanta. Robetta, insomma, robetta fatta pure maluccio, robetta che probabilmente piacerà al suo pubblico di riferimento (i più piccoli e chi ama la comicità di Sandler e James), ma che in mano ad autori un po’ più creativi e di personalità avrebbe potuto dar vita a qualcosa di sicuramente più interessante che questa specie di Ghostbusters dei poverissimi. Detto questo, oh, io mi sono annoiato di più con Minions, anche se la quantità di risate che i due film mi hanno provocato è molto simile. Ed è bassina. Però in due o tre momenti delle battaglie, per qualche istante, mi sono gasato. E poi c’è Michelle Monaghan. Dai, poteva andare peggio. Credo. Vai a sapere.

Di certo non posso dirmi deluso. Su, è esattamente quello che prometteva minacciava il trailer. Ah, ne ho scritto anche su Outcast, ma mi dispiaceva non farlo pure qui.

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