Giovani si diventa

While We’re Young (USA, 2014)
di Noah Baumbach

con  Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried, Charels Grodin

Per essere un film che parla di crisi di mezz’età, rimpianti, ripensamenti, sogni infranti, prospettive buie, disillusione e solchi che separano non due, ma addirittura tre diverse generazioni, Giovani si diventa è un film sorprendentemente allegro, leggero, semplice, scorrevole. E la cosa stupisce anche perché si tratta forse della commedia più tradizionale, pura, accessibile, a conti fatti anche un po’ piaciona, di Noah Baumbach, autore che non si è fatto esattamente conoscere fino a qui per la sua capacità di tenere alto il ritmo con raffiche di battute e spensieratezza.

E invece qui si ride di gusto e ci si lascia trasportare da una commediola simpatica, piena di battute azzeccate, che ogni tanto sbaglia il tono e che si perde un po’ per strada quando prova a fare qualche riflessione forte sul finale, ma che fino a quando funziona dice parecchie cose assolutamente centrate. Racconta di una coppia che va per i cinquanta, non ha figli e non può averne, alle prese con le difficoltà di un matrimonio meno passionale di un tempo e impegnata in carriere che non vanno da nessuna parte. Insomma, la solita storia, anche quando vede i due alle prese con una coppia di venticinquenni (o giù di lì) che rivoluziona loro la vita, nel bene e nel male.

Il film racconta di questo, buttando nel mucchio svariate gag piuttosto facili, ma che funzionano anche grazie alla bravura degli attori, e gettandosi in una riflessione sul cinema e, probabilmente, sulla carriera di Baumbach stesso (praticamente tutti i personaggi lavorano nel mondo dei documentari e certe idee espresse dal personaggio di Ben Stiller sembrano davvero uscire dalla bocca del suo regista). Quel che ne viene fuori non funziona magari fino in fondo ed è un film un po’ sbalestrato, altalenante, ma riesce a dire parecchie cose intelligenti e dipinge un bel ritratto del modo in cui a una certa età finiamo per guardare tanto noi stessi quanto chi arriva da generazioni (e quindi da galassie) lontane lontane.

L’ho visto l’altro giorno al cinema, qua a Parigi e in lingua originale, perché – incredibile ma vero – a volte in Francia i film escono dopo che in Italia nonostante già in Italia siano usciti con discreto ritardo. Gli attori sono tutti bravi (c’è anche un ottimo e rilassatissimo Adam “Ad-Rock” Horovitz!) e si meritano di essere ascoltati nella loro lingua. Ah, Adam Driver è il solito Adam Driver, se non lo sopportate in Girls lasciate perdere.

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