Life After Beth – L’amore ad ogni costo

Life After Beth (USA, 2014)
di Jeff Baena
con Aubrey Plaza, Dane DeHaan, John C. Reilly, Paul Reiser, Anna Kendrick

In mezzo all’incredibile marasma di film sui morti viventi che hanno invaso le sale negli ultimi anni, era inevitabile che spuntasse fuori anche un filone un po’ più romantico, dedicato ad esplorare l’idea folle dell’amore “interrazziale” fra vivi e morti che ha fatto la fortuna delle storie di vampiri. Non che sia una novità, in fondo ci aveva già pensato Brian Yuzna tanti anni fa con Il ritorno dei morti viventi 3, ma ultimamente la cosa ha preso abbastanza piede e dopo Warm Bodies, in attesa del nuovo di Joe Dante (Burying the Ex, accolto maluccio da chi l’ha visto), con nel mezzo diversi altri film di minor fama ma dalle tematiche assimilabili, ecco qua anche Life After Beth, uscito in giro per il mondo l’anno scorso e giunto in Italia solo di recente, direttamente sul mercato dell’home video, accompagnato dal rassicurante sottotitolo L’amore ad ogni costo.

A dirigerlo è Jeff Baena, qui esordiente alla macchina da presa dieci anni dopo aver co-firmato assieme a David O. Russell (e a una bella dose di sostanze stupefacenti) la sceneggiatura di I ♥ Huckabees, da cui recupera il tono stralunato, la comicità folle e il gusto (discutibile) per certi inserti totalmente sopra le righe e un po’ fuori posto. E infatti, il problema principale di Life After Beth è proprio la difficoltà nel trovare l’equilibrio giusto e nel far funzionare fino in fondo uno spunto comunque interessante. La storia, semplice semplice, racconta di un ragazzo che non riesce a farsi una ragione per la morte della sua fidanzata e che viene accontentato nel momento in cui si scatena un’epidemia di zombi. Improvvisamente Beth (insieme a diverse altre persone, s’intende) torna in vita e tanto i suoi genitori quanto il suo amore vengono travolti da un incredulo e gioioso stupore. Chiaramente le cose non sono così semplici e Beth, pian piano, cede sempre più alla propria nuova natura, creando un casino dietro l’altro.

Tutto questo viene raccontato da un film che spara in ogni possibile direzione e non sempre centra il bersaglio. È soprattutto la comicità a creare problemi, non perché manchino le sequenze azzeccate (nella parte col frigorifero a momenti soffoco), ma perché gli aspetti più sopra le righe, per esempio la caratterizzazione della famiglia del protagonista, appaiono un po’ fuori posto. Life After Beth, infatti, funziona al meglio quando riesce a trovare una qualche forma di equilibrio fra la sua assurdità intrinseca, il taglio umoristico che inevitabilmente ne deriva e gli aspetti più drammatici della vicenda, che emergono per mezzo di un tono malinconico davvero azzeccato. Aggiungiamoci che quando il film deve colpire nelle budella e provocare disagio non si tira indietro e che i vari attori, seppur alle prese con materiale limitato, fanno bene il loro dovere, con una Aubrey Plaza particolarmente brava nel rendere la follia della sua situazione, e Life After Beth è decisamente un film che merita una chance. Però è anche un po’ un’occasione sprecata. 

L’ho visto a gennaio, nientemeno, quando è stato distribuito al cinema qua a Parigi. In Italia, come detto, ci è arrivato di recente, direttamente sul mercato dell’home video.

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