Inside Out

Inside Out (USA, 2015)
di Pete Docter, Ronaldo Del Carmen
con le voci di Amy Poehler, Phyllis Smith, Richard Kind, Bill Hader, Lewis Black, Mindy Kaling, Kaitlyn Dias, Diane Lane, Kyle MacLachlan

Inside Out è esattamente quello che molti speravano che fosse. È un ritorno a quel tipo di opera che ha definito il marchio Pixar e ha stabilito aspettative ben precise nei confronti dei loro film, al punto di far diventare “deludenti” cose magari molto ben realizzate, ma meno ambiziose, e di retrocedere in seconda categoria qualunque altro studio americano che lavori sull’animazione. Compresa anche Disney, di cui in teoria Pixar farebbe parte. È quella cosa lì, è il film che si rivolge a tutta la famiglia e ha qualcosa da dire a tutti, ha la capacità di raccontare storie e temi interessanti trasmettendoli in qualche modo a ogni età, ha la forza necessaria per divertire i più piccini e far affogare in una valle di lacrime i loro genitori e può vantare una carica originale, una personalità fortissima, un lavoro pazzesco sul piano della ricerca visiva, dei riferimenti, della tecnica, che è veramente difficile trovare altrove, non solo nel cinema d’animazione.

Se l’idea alla base, forse, questa volta non è delle più originali, il modo in cui viene sfruttata è qualcosa di realmente unico. Non è solo la trovata della sala di comando del corpo umano gestita dalle cinque emozioni (gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto), è il modo in cui questo spunto di partenza viene utilizzato a definire un film fenomenale per intelligenza, forza espressiva, intensità, capacità di commuovere e dire cose intelligenti e profonde all’insegna dell’estrema semplicità. Le dinamiche fra le emozioni, la maniera in cui il loro comportamento e i rapporti cambiano a seconda dell’età e delle persone che le ospitano, l’impatto che esse stesse hanno sui ricordi e su come questi vanno a definire la persona svanendo o restando impressi, mutando di significato con lo scorrere del tempo… la quantità di esperienze, emozioni e cambiamenti al centro di questo film ha dell’incredibile e lascia il segno. E lo lascia anche la bravura con cui i vari “personaggi” vengono utilizzati per fare da allegoria di quel che accade, è accaduto e accadrà nella testa di ciascuno di noi. Sulla superficie, viene raccontato un mondo pazzerello e alieno, ma all’atto pratico Inside Out sfrutta i propri personaggi per mostrare un’esperienza attraverso cui, prima o poi, passiamo tutti.

Ed è anche per questo che il nuovo film Pixar rimane dentro e cresce nel ricordo, per tutte le cose che ha da dire e che dice in maniera splendida. Dove forse è un po’ meno riuscito è nel modo in cui segue la solita struttura, facendo ruotare tutto attorno alla classica avventurona piena di pericoli, rincorse, inseguimenti e personaggi buffi, che non trovano la forza migliore dello studio americano. Anche sul piano della comicità ci sono, sì, gag esilaranti, ma la migliore rimane quella della cena mostrata sotto forma di trailer mesi fa e i momenti più azzeccati sono anche quelli più rari, che danno spazio allo spunto meno sfruttato, il mostrare cosa accada nelle teste degli altri personaggi. Già, perché il film si sviluppa tutto tramite il punto di vista della piccola Riley, ed è in fondo giusto così, anche se viene da sperare in un seguito che si permetta di esplorare la capoccia altrui con maggior libertà. Quel che c’è qui, invece, è un film che magari arranca un po’ con quel crollo di ritmo della parte centrale, ma che sotto la superficie racconta in maniera meravigliosa il duro impatto con la realtà, il momento in cui il cuore dominato dalla gioia deve decidersi a lasciar spazio alla tristezza, ai ricordi che pian piano svaniscono, a tutto ciò che comporta il processo di crescita, tanto per i piccoli, quanto per i genitori che li osservano con il cuore spezzato. E occhio, perché sulle emozioni questo film gioca duro, quello straziante personaggio che è Bing-Bong mi ha devastato. Meglio avvisare.

L’ho visto al cinema qua a Parigi, in lingua originale, e il cast è quello delle grandi occasioni. La rabbia di Lewis Black, in particolare, è qualcosa di fenomenale. In Italia arriva a settembre, perché d’estate i bambini vanno al mare, mica al cinema. O qualcosa del genere.

5 pensieri riguardo “Inside Out”

  1. Qualche anno fa uscì Toy Story 3 d'estate ed andò bene. Farlo uscire d'estate significa dargli 4/5 settimane di programmazione comoda anche in strutture medio/piccole. E recuperare l'eventuale perdita dovuta alla stagione non favorevole. Settembre, nonostante non mi sembra ci siano altre uscite simili nelle settimane immediatamente successive, sarà comunque sacrificato dopo 2/3 settimane per l'affollamento di film che ci sono. In altri paesi europei (Spagna in primis) l'estate al cinema è una stagione ben consolidata. Si dice che in Italia non si può per il caldo, perchè la gente va al mare e altre amenità. Forse se si provasse a far uscire un paio di blockbuster ed abituare il pubblico al cinema estivo la tendenza si invertirebbe. Ad onor del vero l'unica casa che (almeno quest'anno) ha cercato di invertire la tendenza è stata la Universal (Jurassic, Ted 2, Terminator, Il Ragazzo della Porta Accanto, Ex Machina, Mission Impossible e Minions). Ecco, questo genere di lavoro andrebbe fatto ogni anno per un paio d'anni. Scusa lo sfogo e l'off topic :p Ma me lo son perso a Taormina sto film e aspettare settembre mi brucia parecchio.

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  2. Beh, ma gli esperimenti vanno avanti da taaanti anni, ricordo ancora quando fece tanto parlare il fatto che Mission Impossible II venne buttato fuori a luglio. Se ne parlò tanto perché era uno dei primi casi, almeno a quanto ricordo, e stiamo parlando di quindici anni fa. Il problema è che siamo rimasti a quello, agli esperimenti. Per altro tu mi citi Minions e quello è comunque un film che ha subito un rinvio: nel mondo è uscito da una settimana o due, in Italia ci arriva a fine agosto, sostanzialmente a settembre come Inside Out. Discorso simile per Ant-Man, che è uscito di qua e di là ma in Italia ci arriva ad agosto inoltrato (e mi azzardo a ipotizzare che non l'abbiano rinviato a ottobre come Guardiani della galassia solo perché ci credono poco). Di contro, non so se indicherei l'uscita di Ex Machina a fine luglio nel mucchio delle inversioni di tendenza: considerando che il pianeta l'ha visto mesi fa, a me sembra una situazione opposta, di film in cui non credono e che quindi si giocano quando c'è meno concorrenza (uno po' come le valanghe di horror parcheggiati nel congelatore e tirati fuori nei mesi estivi).

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  3. Ho citato i titoli Universal per dare atto che quest'anno è stata l'unica che ci ha provato. Fanno tante pippe sulla pirateria, quando il modo migliore per combatterla è far uscire i film in date&day. Considera che per chi ha un cinema che è aperto tutto l'anno, anche un Ex Machina a luglio è qualcosa, rispetto al NIENTE dell'anno scorso. Harry Potter d'estate riempiva le sale. Certo, è un film che ha una fan base che al cinema ci va in ogni caso, ma chiaramente se si continua a sperimentare non si arriverà mai al punto di superare lo scoglio psicologico dell'andare al cinema d'estate. Peraltro una sala climatizzata è il posto migliore dove ripararsi dal caldo. E inoltre, tanto per mettere altra carne al fuoco, il modo più efficace per combattere la pirateria è far uscire i film in date&day. Ma questi son discorsi che, come dici tu, si fanno da decenni tra gli addetti ai lavori. Ogni santissimo anno si parla del prolungamento della stagione, con tutte le parti in causa convinte della convenienza della cosa, e poi, come ogni santissimo anno, d'estate si fa fatica. E l'anno prossimo andrà pure peggio, essendo anno pari (Europei di calcio).

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